Italiano – Attaque https://attaque.noblogs.org Chronique de la guerre sociale en France Tue, 16 Dec 2025 17:39:11 +0000 fr-FR hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Rosny-sous-Bois: Fuoco contro un formatore della sicurezza https://attaque.noblogs.org/post/2025/11/06/rosny-sous-bois-fuoco-contro-un-formatore-della-sicurezza/ Thu, 06 Nov 2025 16:00:29 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=61304 Continuer la lecture ]]> Con l’obiettivo di regalarci un assaggio della giornata del 10 settembre [ndt. giornata di mobilitazione nazionale “blocchiamo tutto”], che speriamo superi le nostre aspettative, ci siamo rimboccati le maniche. La mobilitazione non è ancora iniziata, ma il rifiuto di partecipare al loro sforzo bellico, di cui il piano di bilancio di Bayrou costituisce uno degli elementi, è già tangibile nei discorsi e nelle proposte.

Siamo consapevoli che il clima di sicurezza impostoci da anni ha gettato le basi per la militarizzazione in atto oggi. “Siamo orgogliosi di fornire corsi di formazione di qualità riconosciuti dalle autorità competenti”, afferma l’Agence de Formation aux Métiers de la Sécurité [l’Agenzia di Formazione per le Professioni di Sicurezza] nella sua propaganda online. Quello che si vede sul posto è un edificio situato tra un McDonald’s, un’agenzia France Travail, un campo da golf, una centrale geotermica… insomma, la civilizzazione. Spesso ci si chiede: è possibile farla finita con tutto questo? Come? Da dove cominciare? Questa notte abbiamo posto la domanda a una piccola stazione di trasformazione collegata in alta tensione ai locali dell’AFMS, con i seguenti argomenti: un litro di prodotto infiammabile e uno pneumatico. Si vocifera che da domani si bloccherà tutto: queste domande troveranno spazio nelle strade? Inizieremo a dare delle risposte?

 

Traduzione : La Nemesi

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Colombelles: Incendi volontari al campus tecnologico Effiscience https://attaque.noblogs.org/post/2025/09/30/colombelles-incendi-volontari-al-campus-tecnologico-effiscience/ Tue, 30 Sep 2025 15:20:27 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=60816 Continuer la lecture ]]> In questo fine settimana, caratterizzato dall’estensione dei terreni della guerra in Medio Oriente e dallo svolgimento del Salone di Le Bourget a Parigi, abbiamo deciso di interrompere l’attività del polo di innovazione tecnologica Effiscience a Colombelles, che riunisce in un unico “campus” numerose aziende del complesso militare-industriale: Safran Data Systems, Sotraban, NXP Semiconductors, Telit Wireless Solution, Nucleopolis, CLARA, Probent Technology, Atos & Bull Technologies, Eff’Innov Technologies…

Nella notte tra il 22 e il 23 giugno, abbiamo dato fuoco a due cabine di fibra ottica situate in Rue du Bocage, all’interno del sito. Le fiamme hanno cominciato a divampare quando ci siamo allontanati dal luogo. È facile immaginare che domani mattina sarà difficile connettersi a Internet in quella zona.

Le immagini spettacolari dei bombardamenti a migliaia di chilometri di distanza non devono farci dimenticare che le armi vengono fabbricate qui, nei centri di ricerca e produzione. Indignarsi per i massacri è una cosa (fondamentale), ma agire è un’altra, resa necessaria dalla brutalità degli eventi e dalla volontà di trasformare radicalmente le basi sociali su cui si fondano guerre, confini e genocidi.

Si tratta anche di mettere in evidenza la realtà economica della guerra, una vasta battaglia tra Stati o proto-Stati per l’accaparramento di risorse e territori che rappresenta una fonte di arricchimento per il capitale e un magnifico pretesto per la corsa all’innovazione tecnologica e lo sviluppo dell’industria. Per noi, la lotta contro la guerra è inscindibile dalla lotta contro il capitalismo nel suo complesso.

Apice dei rapporti brutali e dell’organizzazione gerarchica della società, la guerra e le sue reti devono essere combattute anche per l’ordine sociale che perpetuano. La guerra militare è uno dei mezzi migliori a disposizione dei capi per incanalare la rabbia che esiste all’interno dei propri “ranghi” verso la figura di un nemico disumanizzato, con l’aiuto di narrazioni nazionalistiche o religiose.

Di conseguenza, è necessario porre fine a un’illusione che persiste: quella secondo cui per combattere la guerra sia necessario obbedire ai capi. Il fondamento delle strategie militari e autoritarie, per le menti che le elaborano, consiste sempre nel comandare folle di persone. Bisognerebbe quindi accettare di andare a combattere senza conoscere l’insieme della strategia che altri hanno elaborato per noi. Ci ritroviamo così a essere soldati condotti nei luoghi di sterminio per compiere qualche mossa tattica (che si tratti di un diversivo militare o di una mossa di comunicazione). Questa idea è per noi fondamentalmente problematica e le storie delle “rivoluzioni” dimostrano che questi capi finiscono sempre per tradire la rivoluzione delle folle anonime a vantaggio della loro posizione di potere. Quuelli e quelle che giocano al gioco dello Stato diventano sempre i suoi burattini.

Contrariamente a questa tendenza, ciò di cui abbiamo bisogno è un’intransigenza totale nei confronti di tutto ciò che costituisce il militarismo. Ciò implica una critica radicale della gerarchia e della rappresentanza politica.

Detto questo, bisogna quindi accettare il salto verso l’ignoto. La soluzione non verrà da persone “al di sopra di noi” e, in una prospettiva del genere, è necessario accettare che, per porre fine alle guerre, bisogna prima di tutto contare su se stessi/e. In questo senso, la nostra azione mira a dimostrare che l’industria della guerra è alla nostra portata, silenziosa ma non invisibile. Sta a noi metterla sotto i riflettori… e sotto il fuoco!

Solidarietà con quelli e quelle che subiscono i bombardamenti,
Solidarietà con le persone in esilio,
Guerra a tutte le guerre e a tutti gli Stati!

Alcuni/e irrecuperabili

Traduzione: La Nemesi [abbiamo fatto alcune correzioni, fra cui il titolo; NdAtt.]

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Comunicato del sabotaggio contro impianti elettrici in Costa Azzurra https://attaque.noblogs.org/post/2025/05/31/comunicato-del-sabotaggio-contro-impianti-elettrici-in-costa-azzurra/ Sat, 31 May 2025 15:10:38 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=59555 Continuer la lecture ]]> COMUNICATO DEL SABOTAGGIO CONTRO IMPIANTI ELETTRICI
IN COSTA AZZURRA

TAGLIO!

Qui due bande anarchiche. Rivendichiamo la responsabilità dell’attacco contro impianti elettrici
in Costa Azzurra. Alla vigilia della cerimonia di consegna dei premi del Festival di Cannes e della
serata di gala, abbiamo sabotato la stazione elettrica principale che alimenta l’agglomerato di Cannes,
e interrotto la linea di 225 kV proveniente da Nizza.

Queste azioni mirano non soltanto a perturbare il festival, ma anche a privare di corrente i centri
di ricerca e le fabbriche di Thales Alenia Spazio, le sue decine di ditte sub-appaltatrici, le start-up
della French Tech che si credono al riparo, l’aeroporto e tutti gli altri stabilimenti industriali, militari
e tecnologici della zona.

Un’interruzione inattesa in un brutto film dell’orrore che si trascina da troppo tempo. La stessa
sceneggiatura che si gira e si rigira di continuo fino alla nausea. Gli scenari cambiano, anche gli effetti
speciali, ma la sceneggiatura è sempre la stessa: un mondo che non smette di bombardare, di sfruttare,
di estrarre, di accaparrare, di violentare, di saccheggiare, di affamare, di mitragliare, di inquinare e di
sterminare, fino a quando tutto non sarà sotto il suo controllo.

Sappiamo bene di non essere su un set cinematografico, ma l’espressione “taglio!” ci sembrava
riassumere bene il nostro desiderio: spegnere questo sistema mortifero.

E allora… taglio! Del vostro spettacolo che serve da vetrina a una Repubblica francese
magniloquente, che difende sulla scena internazionale i valori del Progresso, ma soprattutto seconda
esportatrice di armi nel mondo. L’eccellenza francese in questo campo arma la NATO e semina la
morte, dallo Yemen a Gaza, dall’Ucraina al Sahel.

E allora… taglio! Della vostra cerimonia oscena in riva a un mare diventato cimitero di rifugiati e
pattumiera industriale di una società che adora portare sugli schermi la rivolta, ma che reprime e
imprigiona chiunque si sollevi contro la sua dominazione del mondo.

E allora… taglio! Della promozione del mondo di sostituzione che fabbricate, con le vostre serie
e i vostri film, che ci vogliono far dimenticare il pianeta reale, marcio di fabbriche, autostrade,
cemento e miniere.

E allora… taglio! Dei testico… No? (Allettante). Vabbè, delle mani!… Nemmeno? Allora della
lingua!

Ad ogni modo, far tacere tutti quelli che dicono “Comunque queste isteriche esagerano!” Mettere
in condizione di non nuocere questi oppressori dalle mille maschere che trasformano i corpi in oggetti,
e che difendono la cultura dello stupro così apprezzata nell’industria del cinema, dallo schermo ai
luoghi delle riprese, ma altrettanto diffusa altrove…

E allora… taglio! Della corrente delle vostre industrie militari-tecnologiche. Thales-Alenia
Aerospazio, leader del settore della difesa (fabbrica sistemi di puntamento per cannoni e di guida per
missili) e delle telecomunicazioni spaziali. È di gran lunga il principale produttore di satelliti in
Europa, e più nello specifico di quelli ad uso militare. I laboratori e le fabbriche del suo sito di Cannes
lavorano 24 ore su 24. Qui parecchie migliaia di ingegneri e tecnici lavorano quotidianamente alla
messa a punto di questi satelliti militari (osservazione, comunicazione, guida di missili e droni) e
civili (telecomunicazioni, sorveglianza).

E allora… taglio! Dei vostri vomitevoli discorsi che vorrebbero intrattenerci durante i vostri
preparativi di guerra. Dei vostri annunci di re-industrializzazione e di rilancio del nucleare. Delle
vostre presentazioni sulla transizione ecologica e la continuazione della società industriale. Dei vostri
discorsi contro quelle e quelli che lottano contro i vostri cementifici, le vostre autostrade, i vostri siti
nucleari, le vostre fabbriche chimiche, i vostri TAV e i vostri ripetitori. Delle vostre ingiunzioni
all’unità nazionale, al “riarmo” dello Stato nazione, alla difesa dei vostri valori e della vostra visione
del mondo.

E allora sì… Tagliare la corrente a chi ci distrugge!

Il sabotaggio è possibile!

Tagliare gli schermi

Tagliare le autostrade

Tagliare i piloni

Tagliare la luce artificiale

Tagliare le linee del TAV

Tagliare le telecomunicazioni

Tagliare i tubi dei bulldozer

Tagliare la corrente all’industria militare

Tagliare la corrente alle fabbriche

Tagliare gli oleodotti e i gasdotti

Tagliare le torri di misurazione dell’eolico

Tagliare le linee di approvvigionamento degli eserciti

Tagliare l’acqua all’agricoltura industriale e alle fabbriche dell’elettronica

Tagliare i cavi delle centrali fotovoltaiche

Tagliare le antenne

Tagliare le sbarre delle celle delle prigioni (e lunga vita agli attacchi contro il carcere!)

Tagliare corto con i discorsi riformisti e autoritari

Tagliare corto con il silenziamento e la minimizzazione delle violenze patriarcali

Tagliare il piedistallo delle celebrità e degli altri uomini al potere, che aggrediscono e violentano
dietro le quinte come sui campi di battaglia

Tagliare corto con chi dice di aspettare

E… andare avanti e resistere. Coraggio.

E dal momento che vi piace portare sugli schermi la rivolta… E che bisogna pur sempre mantenere
un po’ di senso dell’umorismo!

Ecco qui, ispirata dagli ultimi successi del cinema internazionale, un’autoproduzione uscita
appositamente per l’edizione 2025 del festival di Cannes!

 

SABOTAGGIO 2: NOTTURNO A CANNES
Un’autoproduzione anonima

Produzione
Sconosciuta e determinata a rimanerlo

Trama
Ispirata da convinzioni assolutamente reali

Uscita
Maggio 2025

Sinossi
Ambientato in un mondo sull’orlo dell’apocalisse, il film racconta le peripezie di un commando
libertario che si dà come missione sabotare le fabbriche tecnologiche di grande importanza militare.
Quando i membri del gruppo decidono di colpire al momento di un prestigioso incontro culturale, si
scatena una caccia contro il tempo…

Si vi piacciono le donne che cortocircuitano la produzione di alluminio, le collegiali che bruciano
le fabbriche, le Fremen che insorgono contro l’impero intergalattico, o i commandos che attaccano
l’industria petrolifera, quest’ultima produzione non vi deluderà.
Les Incorruptibles

Gli effetti speciali lasciano talvolta a desiderare, cosa che non stupisce visto il budget limitato di cui
dispone questa produzione, ma la trama e l’astuzia strategica compensano ampiamente questa
mancanza.
Cannes Matin

Una storia irresistibile del bene contro il male. Un colpo di fulmine in quest’epoca di confusione e
smarrimento.
Allocinéma

Difficile perdonare la mancanza di sfumature, l’assenza di dialoghi costruttivi e l’evidente carenza
democratica del messaggio radicale veicolato dai protagonisti, ma è al passo coi tempi.
Le Phigareau

Thriller idealista dalle conseguenze più reali che mai.
Senshypercritique

Un appello vibrante al riarmo… della contestazione radicale.
L’univers diplomate

Da mettere assolutamente in pratica.
Greta Thunberg

 

Traduzione : Il Rovescio

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Colombelles: Contributo alle giornate d’azione transnazionali contro il militarismo e il nazionalismo https://attaque.noblogs.org/post/2024/10/28/colombelles-contributo-alle-giornate-dazione-transnazionali-contro-il-militarismo-e-il-nazionalismo/ Mon, 28 Oct 2024 17:50:51 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=57046 Continuer la lecture ]]> Nell’ambito delle giornate transnazionali di azione contro il militarismo e il nazionalismo proposte al termine della fiera del libro anarchica dei Balcani 2024 (https://paris-luttes.info/communique-final-du-salon-du-livre-18589?lang=fr), abbiamo scelto di attaccare un punto di alimentazione del polo tecnologico “Effiscience” di Colombelles (Francia). Abbiamo dato fuoco a una sottostazione elettrica del sito nel tentativo di mandare in tilt diverse aziende:

Safran Data Systems, che svolge attività di ricerca e innovazione nel campo della telemetria da satelliti militari e vende le sue tecnologie a diverse forze armate.

Probent Technology, specializzata in meccanica di precisione per la costruzione di parti essenziali, in particolare per un sottomarino atomico recentemente costruito da Naval Group. L’azienda è anche ampiamente coinvolta nell’industria nucleare, il cui ruolo è fondamentale nella modernizzazione del mondo in termini di guerra, avendo progettato le sale di controllo per l’EPR di Flamanville.

Potremmo citare anche NXP semiconductors, Telit Wireless Solution, Sotraban, Eff’Innov, France Travail, per nominarne altri, tutti coinvolti in qualche modo nelle filiere della guerra (ricerca e innovazione, subappalti, reclutamento, ecc.).

Le altre aziende di questo campus sono impegnate nella digitalizzazione invasiva di tutti gli ambiti della vita quotidiana. Sviluppano tecnologie che ci isolano e ci rendono incapaci di agire. Tecnologie che per essere prodotte hanno bisogno di materie prime provenienti dal saccheggio coloniale organizzato. È attraverso la guerra che si rende possibile l’estrazione dei materiali necessari alla produzione tecnologica. Produzione che a sua volta rafforza l’apparato militare e repressivo delle potenze colonialiste.

Sappiamo che la nostra azione è solo un granello di sabbia nella lotta contro il complesso militare-industriale, che giorno dopo giorno sviluppa la capacità tecnologica per le guerre di oggi e di domani. Tuttavia, ci permette di abbandonare la posizione di spettatori dei massacri delle guerre passate, presenti e future.

Le guerre non sono mai molto lontane da casa nostra. Necessitano di industrie, trasporti e flussi energetici che sono ovunque. Questa produzione e queste infrastrutture sono destinate a moltiplicarsi e a intensificarsi nell’attuale contesto di militarizzazione delle società. Una massiccia ristrutturazione dell’economia capitalista, organizzata dalla borghesia, è in corso e ci sta portando verso un’escalation di guerra permanente.

Altre azioni di questo tipo avvengono regolarmente. Crediamo che sia essenziale mettere in evidenza i meccanismi della guerra, attaccarli e fare in modo che le nostre azioni risuonino insieme alle altre. Condividiamo la dichiarazione fatta alla fiera del libro anarchica dei Balcani e inviamo un caloroso saluto a tutti coloro che lottano contro la rinascita del nazionalismo e del militarismo. Continuiamo a rafforzare le nostre connessioni di resistenza e solidarietà.

Guerra alla guerra e alle frontiere!

 

Traduzione: La Nemesi

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Tolosa: Sabotiamo i loro sentieri di guerra https://attaque.noblogs.org/post/2024/10/28/tolosa-sabotiamo-i-loro-sentieri-di-guerra/ Mon, 28 Oct 2024 17:20:58 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=57048 Continuer la lecture ]]> Nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2024, abbiamo sabotato i binari della ferrovia che parte da Tolosa in direzione sud-sud-ovest. Nelle vicinanze è stata lasciata una scritta: «Sabotons leurs chemins de guerre» [Sabotiamo i loro sentieri di guerra].

I sentieri di guerra neoliberali attraversano tutti i Paesi grazie alle strade ferrate.

La guerra imperiale viene costruita qui in Europa. Le infrastrutture di trasporto sono una base essenziale per il suo sviluppo.
Nell’ambito del suo programma di mobilità militare europea, la Transatlantic Security Initiative (TSI) ha redatto un rapporto nell’aprile del 2020. L’obiettivo è aumentare la capacità di trasporto merci e le connessioni digitali all’interno e all’esterno dell’Europa. Questo rapporto si traduce in nuovi accordi tra compagnie ferroviarie e aziende militari.
È quanto sta accadendo attualmente in Italia tra Leonardo (un’azienda di armamenti) e RFI (la Rete Ferroviaria Italiana).

In Francia, la SNCF [Société Nationale des Chemins de fer Français – Società nazionale delle ferrovie francese] si è vantata di essere la prima industria invitata alla parata dello scorso 14 luglio, in onore della sua partecipazione allo sforzo di riarmo della nazione e del suo supporto logistico. Ma non è l’unica: molte altre stanno approfittando della devastazione in atto, dal mercato delle armi a quello della ricostruzione. L’area a sud-ovest di Tolosa ospita la SNCF, Thalès, Airbus, Safran e altri beneficiari della guerra. Simbolicamente, almeno per un giorno, i loro operai hanno avuto difficoltà a recarsi al lavoro questa mattina – ci dispiace per coloro che volevano solo fare una passeggiata.

Rispondiamo all’appello della Fiera del Libro Anarchica dei Balcani 2024:
«Chiamata all’azione contro il militarismo e il nazionalismo (1-10 ottobre 2024).
Durante questo periodo, invitiamo tutti, nella propria località e a modo proprio, a organizzare azioni contro le condizioni della guerra: nazionalismo, militarismo, patriarcato, politiche di esclusione, ecc. Chiamiamo ad azioni contro l’industria delle armi e il trasporto di armi, contro tutti gli apparati militari nazionali, le coalizioni militari multinazionali e la crescente militarizzazione delle nostre società.»

Solidarietà con tutti i disertori, i resistenti alla guerra e gli obiettori di coscienza.
Solidarietà con il popolo palestinese.

 

Traduzione: La Nemesi

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Saint-Orens-de-Gameville: Game-Over a Gameville https://attaque.noblogs.org/post/2024/08/19/saint-orens-de-gameville-game-over-a-gameville/ Mon, 19 Aug 2024 14:10:01 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=56396 Continuer la lecture ]]> Nella notte tra il 25 e il 26 luglio, a Saint Orens de Gameville, abbiamo dato fuoco a a un’antenna e a un punto di connessione in fibra ottica e abbiamo spruzzato «No J.O.» sulla torre che conteneva i cavi.

Non c’è alcuna tregua olimpica. Il bombardamento retorico del governo sulla riappacificazione attraverso lo sport, sia a livello geopolitico che parlamentare, è accompagnato da un bombardamento militare in tutto il mondo e da una guerra contro le popolazioni.
Di che tipo di tregua, di che tipo di pacificazione stiamo parlando? La dislocazione delle popolazioni più emarginate, l’aumento della presenza della polizia nella capitale, lo sviluppo di una sorveglianza panottica in tutte le direzioni, basata sull’installazione di nuove telecamere di videosorveglianza e sull’uso repressivo dell’intelligenza artificiale?
Oppure il trasferimento massiccio di denaro pubblico al settore privato, una situazione che nel 2004 ha rovinato la Grecia facendola precipitare nella crisi finanziaria e nell’austerità.
Quale tregua dunque per i prigionieri Kanak deportati nelle carceri francesi, ai quali viene negata l’autonomia politica affinché le nostre compagnie minerarie possano continuare a rimpinzarsi di nichel? Bisogna garantirsi un posto al sole per i nuovi mercati delle auto elettriche e delle tecnologie verdi.
È anche per questo che abbiamo preso di mira uno snodo di connessione in fibra ottica, un anello essenziale della ristrutturazione capitalistica e della guerra tecnologica in corso.
Dietro la celebrazione degli atleti che corrono spalla a spalla, si accumulano le bombe della guerra mondiale. Dietro ogni sorriso sportivo, un canino affilato; dietro ogni medaglia, miseria e rovina.
Gli attacchi hanno già iniziato a cantare contro questi cinici festeggiamenti.
Allo stadio come nella vita, prendiamo la via della resistenza.

Dei cattivi giocatori

https://actu.fr/occitanie/saint-orens-de-gameville_31506/un-incendie-detruit-un-noeud-de-raccordement-grosse-panne-d-internet-pres-de-toulouse_61408526.html

 

Traduzione: La Nemesi

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Rivendicazione del sabotaggio delle linee dell’alta velocità TGV https://attaque.noblogs.org/post/2024/08/19/rivendicazione-del-sabotaggio-delle-linee-dellalta-velocita-tgv/ Mon, 19 Aug 2024 14:05:57 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=56437 Continuer la lecture ]]> Rivendicazione del sabotaggio delle linee dell’alta velocità TGV in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Parigi 2024

La chiamano festa? Noi la consideriamo una celebrazione del nazionalismo, una gigantesca messa in scena dell’asservimento delle popolazioni ad opera degli Stati.

Con la scusa del divertimento e della convivialità, i Giochi Olimpici offrono un terreno di prova per la gestione della folla da parte della polizia e per il controllo generalizzato dei nostri movimenti.

Come tutti i grandi eventi sportivi, rappresentano anche un’occasione per venerare i valori che stanno alla base del mondo del potere e del denaro, della competizione generalizzata, della performance a tutti i costi e del sacrificio in nome dell’interesse e della gloria nazionale.

L’ingiunzione a identificarsi con una comunità immaginaria e a sostenere la parte a cui si suppone di appartenere non è meno nefasta dell’incitamento permanente a considerare che la propria salvezza è legata alla salute dell’economia nazionale e alla forza dell’esercito nazionale.

Oggi ci vogliono dosi sempre maggiori di malafede e di negazione per non vedere tutto l’orrore generato dalla società dei consumi e dalla ricerca del cosiddetto «benessere in stile occidentale». La Francia vorrebbe fare di questo grande evento una vetrina per le sue eccellenze. Potrà illudersi del suo ruolo virtuoso solo chi ha deciso di mettersi i paraocchi e di sopportarlo. A loro va il nostro più profondo disprezzo.

L’influenza della Francia si basa sulla sua produzione di armi, che la rende il secondo esportatore a livello mondiale. Lo Stato è orgoglioso del suo complesso militare-industriale e del suo arsenale «made in France ». Diffondere mezzi di terrore, morte e devastazione in tutto il mondo per garantire la propria prosperità? Chicchirichììì!

Per il dispiacere dei creduloni che ancora credono alle favole democratiche, lo Stato francese usa la sua panoplia repressiva anche per affrontare la sua stessa popolazione. Per sedare le rivolte dopo l’assassinio di Nahel da parte della polizia nel giugno 2023 o per cercare di fermare la recente rivolta anticoloniale di Kanaky. Finché esisterà, lo Stato non smetterà mai di usarla per combattere coloro che sfidano la sua autorità.

Le attività delle imprese francesi nel mondo rendono sempre più evidente la devastazione sociale e ambientale operata dal sistema capitalistico. La devastazione necessaria per riprodurre l’attuale organizzazione sociale e quella insita nel progresso scientifico e tecnologico. Un progresso che vede la catena di disastri passati, presenti e futuri solo come un’opportunità per fare un balzo in avanti.

La Total continua a saccheggiare e depredare nuove regioni alla ricerca di petrolio e gas di scisto (Africa orientale, Argentina, ecc.). Grazie alla nuova etichetta verde, l’industria nucleare e l’esportazione del know-how francese in questo campo assicurano, in tempi più o meno brevi, un pianeta irradiato e quindi letteralmente inabitabile. Niente di più che un’altra crisi da gestire per i promotori dell’atomo. Loro che non possono fare a meno della collaborazione con lo Stato russo attraverso il suo gigante Rosatom e l’appoggio del suo esercito per schiacciare la rivolta in Kazakistan nel 2022, un importante fornitore di uranio. Il minerale che alimenta i 58 reattori francesi.

E allora qual è il costo umano, sociale e ambientale dei viaggi veloci e lontani di pochi privilegiati con il TGV? Decisamente troppo. La ferrovia non è un’infrastruttura marginale. È sempre stata un mezzo per colonizzare nuovi territori, un prerequisito per la loro devastazione e un percorso predisposto per l’estensione del capitalismo e del controllo statale. La costruzione della linea Tren Maya in Messico, alla quale collaborano Alstom e NGE, ne è una buona dimostrazione.

E che dire delle batterie elettriche, essenziali per la cosiddetta «transizione energetica»? Parlatene, ad esempio, ai lavoratori della miniera di Bou-azeer e agli abitanti delle oasi di questa regione marocchina che stanno pagando il prezzo di questa corsa all’oro del XXI secolo. La Renault estrae i minerali necessari per alleggerire la coscienza degli ecologisti delle metropoli al prezzo di vite sacrificate. Parlate con il «popolo della foresta» dell’isola di Halmahera, nel nord-est dell’Indonesia, gli Hongana Manyawa, che si disperano nel vedere la foresta in cui vivono distrutta sull’altare della «transizione ecologica». Il governo francese, attraverso Eramet, partecipa alla devastazione di terre prima incontaminate. Allo stesso modo, non intende rinunciare alla roccia melanesiana per continuare a estrarre il prezioso nichel.

Ci fermeremo qui nell’impossibile inventario delle attività mortifere e predatorie di ogni Stato e di ogni economia capitalista. Non sarebbe affatto d’aiuto per rompere con una vita noiosa e deprimente, con una vita da sfruttati, e per affrontare la violenza degli Stati e dei capi religiosi, dei capifamiglia e delle pattuglie di polizia, dei patrioti e delle milizie padronali, così come quella degli azionisti, degli imprenditori, degli ingegneri, dei pianificatori e degli architetti della devastazione in corso.
Fortunatamente, l’arroganza di chi detiene il potere continua a essere accolta con rabbia dagli oppressi ribelli. Dalle sommosse all’insurrezione, nelle manifestazioni offensive e nelle rivolte, attraverso le lotte quotidiane e la resistenza sotterranea.

Che il sabotaggio delle linee TGV che collegano Parigi ai quattro angoli della Francia, le grida «donna, vita, libertà» dall’Iran, le lotte degli abitanti dell’Amazzonia, il «nique la france» dall’Oceania, il desiderio di libertà dal Levante e dal Sudan, le battaglie che continuano dietro le mura delle prigioni e l’insubordinazione dei disertori di tutto il mondo risuonino in questo giorno.
A chi rimprovera a questi atti di rovinare il soggiorno dei turisti o di interrompere le partenze per le vacanze, rispondiamo che è ancora troppo poco. Così poco rispetto a ciò a cui vogliamo partecipare e che chiediamo con tutto il cuore: la caduta di un mondo basato sullo sfruttamento e sulla dominazione. Allora sì che avremo qualcosa da festeggiare.

Una delegazione inaspettata

 

Traduzione: La Nemesi

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Labège (Haute-Garonne): Bring the war home https://attaque.noblogs.org/post/2024/04/29/labege-bring-the-war-home/ Mon, 29 Apr 2024 08:55:00 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=55235 Continuer la lecture ]]> Incendio di un ripetitore di telefonia mobile, nella zona commerciale di Labège (Tolosa)

I discorsi bellicisti e la corsa al riarmo si accentuano sempre di più. La guerra è totale. Guerra di occupazione, guerra sociale, genocidio e devastazione. Macron vibra di gioia all’idea di continuare questo cammino lastricato di sangue e di miseria. Industria di guerra riarmo e austerità. Essere costretti a dover assistere impassibili alla masturbazione fallica di questi signori della guerra fa venire la nausea. Da una parte fiumi di sangue in piena e dall’altra montagne di denaro che si accumulano. Il ritornello è sempre lo stesso, asservire, dominare e annientare per accumulare sempre più potere e denaro. Quanto denaro possono ancora ingurgitare questi stronzi?

Sentirsi impotenti e sapere che in più quest’estate con i Giochi Olimpici ci prenderemo un’eiaculazione macroniana, non è il massimo. Fino a dove l’essere umano potrà accettare tutto ciò?

Nella notte tra l’11 e il 12 aprile nella zona commerciale di Labège, abbiamo deciso di incendiare un’infrastruttura della guerra in corso. Il 5G è un’infrastruttura chiave nella digitalizzazione forzata delle nostre vite, di questo mondo nuovo che ci vendono a colpi di innovazioni tecnologiche. Il 5G è un’infrastruttura chiave per un mondo nuovo sotto controllo, sotto sorveglianza permanente. Un’infrastruttura che permette di rovesciarci addosso sempre più merci connesse da comprare. Un’infrastruttura per la guerra moderna, teleguidata, intelligente e sofisticata. Un’infrastruttura per sfruttare, a spese dei dannati della terra, le risorse di questo pianeta. Energia, cobalto, litio, e ci fermiamo qui. Alla guerra totale condotta contro di noi, rispondiamo con la resistenza.

Volevamo anche rendere omaggio all’operaio morto a fine inverno in un cantiere di costruzione della terza linea del metrò, a due passi dal ripetitore incendiato.

 

Traduzione: Il Rovescio

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Chignin: Attacco contro Tesla https://attaque.noblogs.org/post/2024/04/29/chignin-attacco-contro-tesla/ Mon, 29 Apr 2024 08:45:01 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=55305 Continuer la lecture ]]> Alla periferia di Chambery, la notte del 6 ottobre 2023.

Questo mondo è pieno di auto e macchine di ogni tipo. Alcune servono a far muovere la tecno-borghesia, come le auto Tesla che escono dalle fabbriche di uno dei personaggi più ricchi del mondo, o di un altro. Ci sono macchine per la guerra moderna, dove esseri umani nascosti in un ufficio utilizzano droni intelligenti per massacrare altri esseri umani nascosti in una trincea. Affinché i tecno-borghesi possano muoversi tranquillamente, smanettando tutto il giorno sui loro smartphone, gli altri devono massacrarsi a vicenda, perché la tecnologia non cade dal cielo: la guerra si combatte per essa e con essa. La posta in gioco decisiva dei prossimi conflitti, al di là del loro carattere ideologico o etnico, è anche l’accesso e il controllo delle risorse energetiche e delle infrastrutture. E gli shock provocati da questa guerra già globalizzata faranno crescere i mercati dell’elettricità, delle tecnologie convergenti e del nucleare, mantenendo quelli del petrolio. Ditelo a un tecno-borghese con la sua Tesla e probabilmente vi dirà con una smorfia che lui non c’entra nulla, che è solo un ambientalista e che voi siete dei complottisti. Tuttavia, dietro una normale auto elettrica e i chip elettronici al suo interno, questa è la realtà che si nasconde (cioè che tutti fanno finta di non vedere). Dietro ogni nuova tecnologia, ci sono nuovi schiavi, nuove guerre e le devastazioni del nostro mondo.

Questo mondo è pieno di auto e macchine di ogni tipo, ma quella notte una quindicina di Tesla sono andate in fumo. Non è molto, ma è comunque qualcosa che i tecno-borghesi non potranno avere.

Questo mondo è pieno di telecamere. Da vent’anni spuntano come funghi per le strade, nelle case, sui telefoni, nelle auto e perfino sulla fronte di quelle teste di cazzo che girano in queshua. Solo per le strade ce ne sono più di un miliardo nel pianeta, e 9 solo su una Tesla. Le nostre vite sono ormai come un film freddo ambientato in un nido di spie. E c’è di più: nelle città europee ci sono 4 telecamere ogni 100 abitanti, mentre in Cina sono 37. Va beh, allora tutto a posto. Telecamere direzionali, telecamere a 360 gradi, telecamere di bordo, telecamere connesse, telecamere biometriche, telecamere algoritmiche, telecamere a infrarossi: con il pretesto della guerra al terrorismo, dall’esterno o dall’interno, le telecamere di sorveglianza sono diventate una garanzia di libertà. Perché le misure totalitarie sono spesso accompagnate dall’etichetta della democrazia. E quando si concretizzano in dispositivi tecnologici onnipresenti, ci abituano all’idea che non c’è spazio di intervento, che non si possa fare nulla sotto l’occhio delle telecamere.

Questo mondo è pieno di telecamere, ma quella notte ci siamo introdotti in un edificio videosorvegliato, nascondendo le nostre identità sotto cappucci e ombrelli. E ci volle un bel po’ affinché i primi vigili del fuoco e sbirri arrivassero sul posto. Niente di che, ma più che sufficiente.

Questo mondo ci porta a credere che non ci sia più speranza di cambiamento. I legami tra le persone sono così artificiali, così distorti, le possibilità di libertà così scarse. Siamo stati condannati a morire di noia e di solitudine, con il pretesto di non morire di fame, ma non è escluso che ai giorni nostri le tre cose siano compatibili. In un presente che si ripete, la vita non ha più significati tranne quelli che ci scegliamo come predefiniti: famiglia, patria, lavoro, religione. Queste illusioni producono gabbie solide e rigenerabili. Di questi tempi, non ci sono grandi speranze di cambiamento.

Eppure è con la certezza di poter ancora scuotere questo mondo, spronati dall’energia fornita dalla persistente ondata di sabotaggi anti-tecnologici in Europa e sostenuti dall’amore per i nostri compagni, che è sempre il combustibile per le nostre piccole cospirazioni, che abbiamo scelto di agire quella notte.

una banda di alci muschiate.

 

Traduzione: La Nemesi

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Roma (Italia) – Operazione Scripta Scelera: esito dell’udienza in cassazione sulle misure cautelari https://attaque.noblogs.org/post/2024/02/23/roma-italia-operazione-scripta-scelera-esito-delludienza-in-cassazione-sulle-misure-cautelari/ Fri, 23 Feb 2024 17:11:30 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=54528 Continuer la lecture ]]> reçu par mail / jeudi 22 février 2024

Il 21 febbraio si è tenuta in corte di cassazione l’udienza sulle misure cautelari scaturita dal ricorso del PM Manotti della DDAA di Genova avverso l’ordinanza del tribunale del riesame del capoluogo ligure. Il 28 agosto le misure erano state annullate in riferimento al reato associativo (art 270 bis c. p.) e confermate, mantenendole inalterate, per le altre accuse. Il PM, in buona sostanza, ha chiesto che le misure venissero confermate anche per il reato associativo, contrariamente a quanto stabilito dal riesame. Questa richiesta, se accolta, avrebbe potenzialmente condotto in carcere gli otto compagni per i quali il GIP aveva stabilito la custodia cautelare e le restrizioni pure in relazione all’art. 270 bis c. p. La cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM.

Ricordiamo che, nel frattempo, il PM ha chiesto e ottenuto un processo con giudizio immediato nei confronti di Gaia, Gino, Luigi e Paolo per gli artt. 414, 270 bis 1 e 278 c. p. La prossima scadenza processuale è prevista per venerdì 8 marzo, alle ore 15:00 al tribunale di Massa (in piazza De Gasperi), con una nuova udienza nei confronti della compagna e dei compagni attualmente agli arresti domiciliari restrittivi.

Riportiamo qui di seguito le coordinate del conto per la cassa di solidarietà: carta postepay n. 5333 1711 9250 1035 – IBAN: IT12R3608105138290233690253 – Intestataria: Ilaria Ferrario.

Solidarietà con tutti gli anarchici e i rivoluzionari prigionieri e inquisiti!

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Grecia – Pola Roupa: Vogliono rimettermi in carcere https://attaque.noblogs.org/post/2023/12/31/grecia-pola-roupa-vogliono-rimettermi-in-carcere/ Sun, 31 Dec 2023 12:05:08 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=53848 Continuer la lecture ]]> reçu par mail / vendredi 29 décembre 2023

Il 13 dicembre, quasi un mese dopo il mio rilascio, mi è stato notificato un ricorso del sostituto procuratore della Corte d’Appello di Eubea contro la decisione di sospendermi, chiedendomi di tornare in carcere. Nel suo ricorso, chiede la « scomparsa » del verdetto del Tribunale distrettuale di Tebe che mi ha rilasciato dal carcere. Si tratta di una mossa politica, dettata dall’evidente malcontento politico che la mia liberazione ha suscitato in alcuni centri di potere.

In base alla logica di questo appello, alle argomentazioni e alle « prove » che cita, è scontato che nessun pubblico ministero se ne sarebbe occupato se avessero riguardato qualsiasi altro prigioniero o detenuto.Ad esempio, il sostituto procuratore dell’appello di Eubea « critica » nel suo appello la « metodologia » seguita dal consiglio del tribunale distrettuale di Tebe, cioè il fatto che non sono stata convocata di persona al consiglio quando stava esaminando la mia richiesta di proscioglimento condizionale, mentre migliaia di donne sono state rilasciate dalla prigione di Eleonas prima di me utilizzando esattamente la stessa metodologia e nessun pubblico ministero si è mai occupato di nessuna di loro.Perché secondo l’approccio -apparentemente corretto- alla questione da parte dei consigli dei tribunali distrettuali di Tebe, il pubblico ministero che propone l’allontanamento temporaneo di un detenuto è quello che è anche in carcere, conosce le detenute e, in collaborazione con il servizio che ha più « attriti » con le donne, ha un’opinione di particolare peso che non può essere oggettivamente ribaltata da pochi minuti di presenza della detenuta via skype nel consiglio, che è composto da persone che la vedranno per la prima volta.La presenza di una detenuta in consiglio per il suo rilascio temporaneo avviene solo se la proposta del pubblico ministero è negativa e ciò al fine di verificare nuovamente se la proroga della sua detenzione proposta è giustificata.

È impossibile per me credere che i procuratori dell’Eubea apprendano ora per la prima volta la metodologia che è stata seguita per decenni per le prigioniere del carcere di Eleonas da innumerevoli consigli giudiziari di Tebe (e di Atene, poiché lo stesso metodo è applicato nel carcere di Korydallos).Solo nel mio caso è stato presentato un ricorso, ovviamente perché… io sono io e perché c’è uno sfondo e un motivo politico.

Un altro punto dell’appello è l’invocazione da parte del pubblico ministero di assoluzioni per rapporti disciplinari relativi alle proteste nel carcere di Korydallos nel 2017. A parte il fatto che si tratta di assoluzioni – e che anche le condanne per infrazioni disciplinari, come previsto dal Codice penale, non sono sufficienti a impedire il licenziamento temporaneo di un detenuto – il procuratore non sembra essersi preoccupato del fatto che tali rapporti e le assoluzioni riguardavano decine di detenuti che avevano partecipato alle mobilitazioni.Ma nessuna di queste donne ha avuto problemi durante il processo di liberazione condizionale su questi temi.Il fatto stesso che vengano citati come argomenti per la mia reincarcerazione in carcere è indicativo del tipo di terreno su cui si basa l’argomentazione e del grado di arbitrarietà che si cerca di esercitare su di me.

Ciò che indubbiamente permea questo particolare appello è che ciò che vuole (o, per essere più precisa ciò che vogliono) da me sono dichiarazioni di legittimità politica e dichiarazioni di pentimento.Ciò si può dedurre, tra l’altro, dal riferimento alle motivazioni delle prime due decisioni della direzione del carcere che hanno respinto le mie prime richieste di congedo ordinario, le cui argomentazioni erano di natura politica, poiché la prima decisione riguardava posizioni politiche che avevo occasionalmente espresso in pubblico e in tribunale (in sostanza, era la mia « linea » difensiva), e la seconda riguardava il mio libro « Stato contro Stato ».Il totale di sette congedi regolari di cui avevo usufruito è considerato un motivo insoddisfacente per concedermi un licenziamento condizionato, mentre la giustificazione politica del rifiuto delle mie prime due domande di congedo regolare, successivamente annullate, è considerata più importante.

Non è nemmeno significativo che l’unico procuratore della prigione citato dal procuratore d’appello nel suo ricorso sia quello che alla fine mi ha concesso cinque permessi regolari e due permessi d’emergenza di 48 ore per gravi motivi familiari, uno dei quali senza scorta di polizia, mentre è stata lei a fare la proposta positiva al Tribunale distrettuale di Tebe per la mia uscita temporanea dal carcere.In breve, « accusa » il procuratore di non aver preso in considerazione… se stessa, una sua vecchia opinione espressa un anno e mezzo fa. Non mi dilungherò ulteriormente sulle motivazioni del ricorso in questo articolo, ma questi elementi sono indicativi della mia affermazione che si tratta di una mossa politicamente motivata e intenzionale, poiché un ricorso contro una decisione di una commissione per il rilascio temporaneo di un detenuto non si basa su… dubbi, che, a parte tutto, sono anche non dimostrati, ma su prove forti e concrete.Inoltre, l’istituto della liberazione condizionale non è mai stato e non è un « indulto », ma un provvedimento che viene concesso obbligatoriamente, non essendo sufficiente un eventuale « dubbio » per la proroga incondizionata della detenzione.Altrimenti non ha senso l’esistenza di questa istituzione e nel mio caso – se il Consiglio d’Appello alla fine impone una nuova incarcerazione in carcere – il diritto al licenziamento temporaneo viene aggirato e praticamente abolito (prima per me, poi per altri).

La Corte Magistrale di Lamia ha raggiunto una tale condizione di sostanziale abolizione del diritto di essere licenziati per un certo periodo di tempo, e la Corte Magistrale di Lamia insiste nel rifiutare per l’ennesima volta di rilasciare il mio compagno Nikos Maziotis dalla prigione di Domokos, anche se ha scontato molto più tempo del tempo prescritto in prigione.

A decidere la mia scarcerazione è stato il collegio dei magistrati di Tebe, che ha ritenuto che non potessi essere esonerato dal diritto di essere rilasciato in libertà vigilata, poiché a nessun detenuto è stata concessa un’esenzione per nessun motivo. La proposta del procuratore del tribunale distrettuale di Tebe di accettare la mia scarcerazione è permeata dall’idea che non sono esente dal diritto di licenziamento temporaneo per motivi politici.Contro questo punto di vista e a favore della mia reincarcerazione in carcere per motivi di credo, posizioni, convinzioni e valori politici è il ricorso del procuratore d’appello dell’Eubea, che chiede di essere posto in stato di eccezione per motivi politici.

Ritengo che l’elemento dominante di questa mossa e di questo metodo sia che il fatto che io sia stata rilasciata dal carcere sia percepito come una « sconfitta politica » per alcuni ambienti sistemici e che la proroga a tempo indeterminato della mia detenzione sia una « correzione ». Perché se il Consiglio d’Appello di Eubea accetta di rimettermi in carcere adottando la logica del ricorso, cioè senza prove e fatti ma solo con speculazioni politiche, allora significa che vogliono tenermi in carcere a tempo indeterminato.Tutto questo non può accadere per nessun altro motivo che non sia la natura politica del caso per cui sono stata imprigionata per 8,5 anni (tredici anni « misti »), l’azione della Lotta Rivoluzionaria, ma soprattutto per il mio atteggiamento politico nei confronti della persecuzione e dei processi.Questo mio percorso storico viene giudicato « efficacemente affrontato ».Si tratta di una mossa di pura vendetta politica.

 

P.S. : Alcuni giornalisti, nei giorni della mia liberazione, hanno cercato di creare un clima politico di malcontento per la mia liberazione – e sembra che ci siano riusciti – concentrandosi su una vecchia condanna all’ergastolo inflittami da un tribunale di primo grado per l’attacco della Lotta Rivoluzionaria all’edificio della Banca di Grecia (la filiale della BCE) e del FMI nel 2014, senza avere alcuna conoscenza dell’oggetto, dell’accusa e della sua natura, della legge e delle motivazioni politiche di questo tribunale che voleva, per ragioni puramente politiche, imporre questa condanna in risposta alla resistenza dinamica contro i « memorandum » (questa azione era diretta contro l’allora troika).Il potere che alcune persone hanno in mano, unito alla semianalfabetizzazione o addirittura alla completa ignoranza, diventa pericoloso.Vorrei informarvi che la legge con cui sia io che il mio compagno Nikos Maziotis siamo stati condannati per quell’azione di Lotta Rivoluzionaria era una legge, la 270 PC, imposta per decreto presidenziale dal governo Papadopoulos nel 1969 per far fronte alle azioni dinamiche (attentati dinamitardi) che stavano avendo luogo in quel periodo contro la giunta dei colonnelli.L’avevamo sollevato più volte nei tribunali e ne avevamo chiesto la non applicazione (sono numerosi i documenti audio e testuali dei nostri tribunali che abbiamo posto sulla questione e che chiunque può facilmente reperire), dato che, oltre alla pesante storia politica di questa legge, il retroterra profondamente reazionario che lega l’epoca di allora con gli anni dei « memorandum » e la resistenza ad essi, si trattava di una legge il cui rischio di diventare un trampolino di lancio per azioni arbitrarie nei tribunali era stato messo in evidenza da riconosciuti analisti giuridici (ad es. Manoledakis Ioannis, Teoria generale del diritto penale p. 271, 276, 338; D. Spyrakou, Abstract Endangerment. Chron.1993) che si sono scagliati contro le leggi di « pericolo astratto » come questa.Con una legge di questo tipo è possibile condannare qualcuno (anche con il massimo della pena) non per il risultato dell’atto, ma per ciò che l’atto può potenzialmente causare, che si chiama punizione intenzionale ed è giudicata dal grado di malizia che il giudice attribuirà all’imputato per causare un effetto. Nel nostro caso, entrambi i tribunali hanno fatto ricorso a una moltitudine di arbitrarietà, poiché anche nella sua versione attuale la legge richiedeva molte acrobazie mentali per sostenere quella sentenza.E l’elemento chiave della loro argomentazione erano le nostre posizioni politiche nei processi.Alla fine, questa legge è stata modificata dal P.C. 2019 insieme ad altre leggi sul « rischio astratto » per diventare finalmente specifica e cessare di essere uno strumento per azioni arbitrarie nei tribunali.Se alcune persone hanno un vero interesse per questi temi e non vogliono ridursi a pappagalli reazionari di oscuri circoli di potere, che la smettano di fare riferimento a cose che non conoscono e che leggono.Altrimenti, coloro che insistono nel criticare la mia liberazione usando questo argomento dovranno accettare che stanno sopravvalutando la resurrezione di una legge della giunta con una ricca storia di arbitrarietà politica e prudenziale.

Pola Roupa
22.12.2023

 

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Firminy e Les Ancizes-Comps (Francia): Doppio attacco contro l’acciairia Aubert et Duval, fornitore di industrie della guerra https://attaque.noblogs.org/post/2023/12/14/firminy-e-les-ancizes-comps-francia-doppio-attacco-contro-lacciairia-aubert-et-duval-fornitore-di-industrie-della-guerra/ Thu, 14 Dec 2023 18:15:48 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=53582 Continuer la lecture ]]> Nella notte fra il 19 e il 20 novembre, abbiamo attaccato l’alimentazione elettrica di due siti di produzione del gruppo Aubert et Duval:

– A Firminy, abbiamo segato un pilone sulla linea elettrica da 220kV che alimenta il sito. È caduto solo parzialmente.
– A Ancizes-Comps, abbiamo incendiato una linea, anch’essa da 220kV, nel punto in cui i cavi dell’alta tensione entravano sotto terra. Abbiamo potuto avvicinarci e posare i nostri dispositivi sotto le guaine, senza pericolo.

L’azienda Aubert et Duval è un ingranaggio centrale dell’industria militare francese. Fornisce pezzi per i sottomarini di Naval Group, per gli aerei Rafale, di Dassault, come pure per le centrali nucleari di Framatom.

La nostra azione è in sintonia con la chiamata internazionale a una settimana d’azione contro tutte le guerre, dal 17 al 25 novembre 2023, pubblicata ad inizio novembre (attenzione, è un po’ tardi…) su Iaata.info. Salutiamo questo genere d’iniziative e lanciamo a nostra volta un appello ad attaccare l’industria militare ovunque ed in ogni momento.

Quello che è sicuro è che il nostro obiettivo, toccare l’industria militare, è raggunto. Se non abbiamo la possibilità di conoscere precisamente i danni che abbiamo causato, sappiamo che queste industrie si sentono prese di mira e che i loro punti deboli vengono evidenziati dai nostri atti.

“Dietro la guerra, delle fabbriche ordinarie”.

Come sottolineava così bene la scritta fatta nelle vicinanze di una fabbrica di aeronautica incendiata nel marzo 2023, a Beauchastel*, la guerra, di cui ripetono senza sosta, tutto il giorno, che deve cessare e che è ingiusta, comincia qui; ed è resta possibile anche da imprese in apparenza banali.

Nessuno ignora che i conflitti, nel mondo, diventano sempre più intensi. Da quasi due mesi, le bombe cadono sugli/le abitanti della striscia di Gaza, ad un ritmo ancora senza pari, e con un largo sostegno politico, militare e finanziario da parte degli Stati Uniti e della maggior parte dei paesi occidentali. Quegli stessi che chiedono una tregua, il rispetto dei civili e del Diritto internazionale, producono le bombe che massacrano, in una maniera che essi fingono di condannare, laggiù o altrove, dato che diversi miliardi d’individui vivono in zone di guerra; con il carico di orrore che essa genera e che conosciamo: stupri, torture, deportazioni… Questa ipocrisia farebbe sorridere, se non fosse così macabra.

Queste guerre derivano molto concretamente dal complesso militare-industriale, dalle sue fabbriche, dai suoi laboratori, dai suoi tecnici. In Francia, gli otto grandi gruppi dell’industria militare – Airbus, Arquus, Dassault, MBDA, Naval group, Nextor, Safran e Thales – festeggiano i loro record di vendite. All’incirca 4000 aziende lavorano nel settore della difesa, con il sostegno attivo e permanente dello Stato, che ha previsto un bilancio di 417 miliardi di euro per aumentare il suo potere di sterminio ed esportare il suo arsenale nel mondo intero. Attrezzi di morte che servono direttamente per dei massacri, come gli aerei da caccia di Dassault o i carri armati o i cannoni di Nexter, utilizzati dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti in Yemen.

Non vogliamo restare indifferenti di fronte a tutto ciò. Vogliamo anche trasmettere un messaggio ai lavoratori di queste industrie. Che i nostri atti li privino per un momento del loro lavoro e li mettano di fronte alle loro responsabilità. Speriamo anche che questi atti, e le parole con le quali li accompagniamo, partecipino a rendere visibili le fabbriche di morte più discrete.

Un pensiero per quelle e quelli che lottano per la propria libertà, per quelle e quelli che affrontano la repressione.

Attacchiamo dappertutto!

 

* Nota del traduttore : lunedì 27 marzo 2023, , nel comune di Beauchastel, in Ardèche, un incendio ha colpito l’azienda Frégate Aéro, specializzata nella produzione di componenti per l’aviazione. La produzione è rimasta completamente bloccata per metà giornata. L’azione non è stata rivendicata, ma su un muro è stata fatta la scritta citata.
Un articolo di un mass-media a questo proposito:
hXXps://france3-regions.francetvinfo.fr/auvergne-rhone-alpes/ardeche/une-usine-d-aeronautique-ciblee-par-un-incendie-volontaire-en-ardeche-2741018.html

 

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Tolosa: Per un boicottaggio attivo di Carrefour https://attaque.noblogs.org/post/2023/12/14/tolosa-per-un-boicottaggio-attivo-di-carrefour/ Thu, 14 Dec 2023 18:10:46 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=53580 Continuer la lecture ]]> Nella notte del 23 novembre, a Tolosa, sono stati presi a martellate i vetri di due Carrefour, in avenue de l’URSS e avenue Jean Rieux. E sui muri sono state fatte le scritte “Free Gaza”.

È un mese e mezzo che continuano senza sosta i massacri di una popolazione presa in ostaggio fra due eserciti agli ordini di governi di estrema destra, nonostante una mobilizzazione internazionale.
Per far cessare questa carneficina, non possiamo contare sulla buona volontà dei governi.
La resistenza alle oppressioni di questo sistema assassino non potrà fare a meno di un lavoro manuale di ampio respiro. Ecco perché, con queste azioni, rispondiamo alla chiamata a boicottare le imprese implicate nella colonizzazione della Palestina.
Carrefour è un attore importante della guerra in corso. Che questa sia una guerra d’occupazione, in Palestina, oppure sociale, ovunque nel mondo, Carrefour ha dichiarato guerra alle oppresse, quindi tocca alle oppresse rispondere.

Carrefour è anche partner delle Olimpiadi del 2024, in Francia, una vasta operazione di distruzione e di controllo sociale. Le qualificazioni per le gare di lancio del martello sono aperte!

 

[en français]

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Parigi: Mattinata di sostegno in attesa della sentenza del processo per l’operazione dell’8 dicembre 2020 https://attaque.noblogs.org/post/2023/12/14/parigi-mattinata-di-sostegno-in-attesa-della-sentenza-del-processo-per-loperazione-dell8-dicembre-2020/ Thu, 14 Dec 2023 18:05:44 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=53598 Continuer la lecture ]]> Appello per una mattinata di sostegno il 22 dicembre dalle 09:00, in solidarietà con gli inquisiti dell’8 dicembre [2020, ndt] e contro la farsa della giustizia antiterrorismo. Questo è il giorno previsto per la sentenza, dopo le quattro settimane di processo nel mese di ottobre.

Venerdì 22 dicembre si concluderà il processo contro gli accusati dell’8 dicembre. Dopo le quattro settimane di processo a ottobre, estremamente intense per gli imputati, i giudici emetteranno il proprio verdetto. Ricordiamo che i capi d’accusa emessi dalla Parquet National Anti-Terroriste [Procura Nazionale Antiterrorismo, ndt] vanno dai 2 ai 5 anni di reclusione con pena sospesa, mentre per uno degli imputati sono stati richiesti 6 anni di reclusione con incarcerazione immediata. Riuniamoci e diamo loro il nostro sostegno!

Invitiamo tutti coloro che possono a raggiungerci davanti al TGI, a Porte de Clichy a partire dalle ore 9.00. Tutte le forme di espressione di sostegno sono benvenute: interventi, canti rivoluzionari, striscioni, volantini, musica, ecc. Contro l’antiterrorismo e il suo mondo!

Vorremmo ringraziare tutti coloro che intorno a noi stanno dando il proprio sostegno in tanti modi diversi. Senza dubbio stanno aiutando gli imputati a resistere fino alla fine. La giustizia preferirebbe non vedere questa immensa solidarietà, mettendola a tacere.

Di fronte all’estensione senza precedenti della repressione antiterroristica, facciamo appello alla solidarietà di tutte le componenti della protesta sociale. Dopo tre anni di procedura, detenzioni preventive fino a 18 mesi in isolamento e quasi quattro anni di indagini… le quattro settimane di processo sono state una farsa giudiziaria.

Un processo politico non serve a punire singoli individui, ma un movimento.

ZADistes, femministe, antifascisti, anticapitalisti, antirazzisti, anarco-punk campagnard·es – siamo tutti e tutte coinvolti!

Non dobbiamo lasciarci anti-terrorizzare!
Solidarietà con gli accusati dell’8 dicembre!

 

 

Traduzione:  La Nemesi

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Tolosa: Manifesto contro la guerra e l’industria degli armamenti https://attaque.noblogs.org/post/2023/12/07/tolosa-manifesto-contro-la-guerra-e-lindustria-degli-armamenti/ Thu, 07 Dec 2023 18:50:26 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=53401 Continuer la lecture ]]> Benvenuti a Tolosa: la sua Garonna, le sue violette… le sue fabbriche di morte

Laggiù le bombe, la morte, la fame e l’esilio; qui i prezzi in aumento, il fetore del nazionalismo e la glorificazione della democrazia. Gli stessi Stati che predicano la pace sono anche quelli che consolidano il proprio potere e la propria ricchezza facendo la guerra ai quattro angoli del mondo.

Nel braccio di ferro tra le nazioni, l’esito è sempre scontato: gli sfruttati da una parte e dall’altra di ogni confine vedono calpestata la loro esistenza, mentre i capitalisti massimizzano i propri profitti.

A Tolosa, l’industria degli armamenti genera una gran parte della ricchezza della città e gioca un ruolo fondamentale nella sua competitività. Si tratta di centinaia di aziende, centri di formazione e di ricerca. Con le nostre mascotte locali Airbus, Thalès e Safran (ex AZF).

SPEZZIAMO LA GUERRA DOVE VIENE PREPARATA!
RIFIUTIAMO DI SERVIRE L’INDUSTRIA MILITARE!
SABOTIAMO LA LORO PROPAGANDA!

 

Traduzione: La Nemesi

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Tolosa: Un po’ di sudiciume contro uno dei profittatori della guerra: Apside https://attaque.noblogs.org/post/2023/11/22/tolosa-un-po-di-sudiciume-contro-uno-dei-profittatori-della-guerra-apside/ Wed, 22 Nov 2023 18:57:27 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=53216 Continuer la lecture ]]> Una micro-partecipazione alla chiamata per una settimana internazionale contro tutte le guerre, dal 17 al 25 novembre 2023. La sede di Apside, situata in boulevard de la Marquette 21 (a Tolosa), ha ricevuto dell’olio per motori e delle scritte sulla facciata, sul citofono e sulla sua bella entrata. “Apside profittatore della guerra” e “(A)”.

Questo gesto non è nulla di fronte all’immensità della guerra, solo un piccolo promemoria che questa schifezza si prepara anche in diversi posti vicino a casa nostra.

Apside fa parte dei molteplici attori di tutta questa merda. Un’impresa specializzata nelle perizie per quanto riguarda le tecnologie di punta e che si vanta dei suoi progetti assassini. Tutto ciò sotto una vernice ecologica ed inclusiva.

Qualche estratto del loro sito internet:

“I nostri esperti in sicurezza informatica, cloud computing, dati e IA vi accompagneranno nella creazione di valore (protezione, archiviazione e utilizzo dei vostri dati). Fabbrica del futuro, fabbrica connessa, fabbrica 4.0… la trasformazione digitale ha un impatto sulle industrie e apre delle nuove opportunità per produrre più rapidamente, al miglior costo e con una maggiore agilità”.

“Progetti innovativi realizzati:

Nel 2020, Naval Group riflette al futuro del programma informatico «SMSType». Questo programma è integrato ai mezzi navali militari (come fregate e sottomarini) e permette di monitorare il funzionamento dei mezzi navali.

L’Albatros è un progetto di aereo di sorveglianza e d’intervento marittimo, concepito a partire dal Falcon 200MRA di Dassault Aviation. Questo nuovo aereo sarà dispiegato sul territorio francese fra il 2025 e il 2030, per delle missioni di sorveglianza, di ricognizione, di ricerca e di salvataggio. Fra le numerose tecnologie di punta integrate, i nostri collaboratori sono attualmente mobilizzati presso il nostro cliente Naval Group, per la realizzazione della console di sorveglianza e di controllo della situazione tattica.

Già da molti anni, Apside è un partner di fiducia di Airbus Helicopters.

ArianeGroup, joint venture detenuta a parti uguali da Airbus e Safran, è incaricata dello sviluppo e dell’integrazione del lanciatore di Arianespace (Ariane 5 e 6) e del missile M51, un missile balistico francese, lanciato da sottomarini (SLBM)”.

Altri luoghi in cui hanno delle agenzie:

7 route de Galice, 13100 Aix-en-Provence
23 quai de Paludate, 33800 Bordeaux
10 rue Hubertine Auclert, 29200 Brest
17 rue de Sarliève, 63800 Cournon d’Auvergne
10 avenue Maréchal Foch, 21000 Dijon
39 boulevard Demorieux, R+4 sud Bat epsilon 72100, Le Mans
11 parvis de Rotterdam, tour LillEurope, 16e étage, 59000 Lille
77 boulevard Marius Vivier Merle, 69003 Lyon
450 rue Baden Powell, 34000 Montpellier
1 rue Haute Casserie, 44000 Nantes
400 avenue Roumanille, 06906, Sophia Antipolis
17 avenue des Martyrs de la Résistance, 79000 Niort
+ Monaco di Baviera, Bruxelles, Montréal, Casablanca, Aveiro e Ginevra

Nota di “Attaque”: la sede sociale si trova al numero 58 dell’avenue du Général Leclerc, 92100 Boulogne-Billancourt.

 

Traduzione: La Nemesi

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Tolosa: Fotti Carrefour https://attaque.noblogs.org/post/2023/11/16/tolosa-fotti-carrefour/ Thu, 16 Nov 2023 18:49:34 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=53099 Continuer la lecture ]]> Nella notte fra il 13 e il 14 novembre, i vetri del Carrefour Market dell’avenue Jean Rieux sono stati infranti a colpi di martello e sul luogo è stata lasciata la scritta “Free Gaza”.

Dopo gli attacchi assassini e inumani di Hamas, il 7 ottobre, Israele ha cominciato una pulizia etnica senza precedenti, nella striscia di Gaza.
Qui, a Tolosa, abbiamo cercato di esprimere il nostro disaccordo verso questo pogrom, ma ci siamo ritrovati/e imbavagliati/e dallo Stato e dal comune. Allora, dato che non vogliono ascoltare le nostre voci in piazza, ma che non possiamo restare senza far nulla di fronte a una macchina militare fatta per uccidere e a tutta la struttura che la sostiene, al rumore dei megafoni abbiamo preferito quello dei vetri rotti e degli spray.
Se abbiamo attaccato Carrefour, è perché questa azienda si inserisce appieno nel progetto coloniale imperialista portato avanti a spese del territorio e del popolo palestinese. A causa del suo insediamento nelle zone occupate, ma anche a causa dell’invio di pacchi di generi alimentari all’esercito israeliano.
Non crediamo al racconto menzognero di una guerra di civiltà. La guerra è una forma di governance, utilizzata per conquistare dei territori e sottomettere delle popolazioni, e che sia in maniera diretta, come attualmente a Gaza, in Ucraina o nello Yemen, oppure in maniera indiretta, con l’innalzamento allucinante del bilancio dell’esercito e con una politica inflazionistica, alla quale Carrefour partecipa con gioia, è sempre il popolo che subisce questa folle corsa all’egemonia del mercato mondiale. Perché, alla fine, dietro le diverse maschere, si tratta sempre di mercato e di profitti.
Non lasciamo che si arricchiscano sulla pelle degli/le oppressi/e!
Abbasso l’imperialismo, Free Gaza.

 

Traduzione: La Nemesi

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Saint-Bonnet-les-Oules (Loire): Niente ancora? A proposito… https://attaque.noblogs.org/post/2023/11/09/saint-bonnet-les-oules-loire-niente-ancora-a-proposito/ Thu, 09 Nov 2023 19:33:51 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=53013 Continuer la lecture ]]> Niente ancora?
A proposito del sabotaggio di un trasformatore.

A inizio novembre, qualche giorno dopo l’attacco*, abbiamo letto sui giornali che uno dei due edifici tecnici del sito, di una superficie di 400 m², era stato gravemente danneggiato. Il giornale rassicurava i suoi lettori, affrettandosi ad aggiungere che l’incendio non aveva provocato alcuna interruzione della rete elettrica. Queste affermazioni ci lasciano perplessi. Conosciamo da tempo la propensione alla disinformazione propria dei mass-media. Occultazioni e falsificazioni dei fatti si succedono secondo i diktat commerciali, polizieschi e politici. Di questi tempi va di moda tacere o minimizzare la portata dei sabotaggi alle infrastrutture elettriche. Purtroppo non possiamo contraddire con i fatti le loro versioni e ristabilire la verità sulle conseguenze di questi atti, perché esse ci sfuggono.

Quella notte, abbiamo piazzato dei dispositivi incendiari sui fasci di cavi ai piedi degli edifici tecnici, su una linea che andava sottoterra e su un pilone situato all’esterno della recinzione, i cui cavi passavano dall’esterno al sotterraneo.

Speravamo di sospendere provvisoriamente e in simultanea le attività industriali di produzione di plastica della ditta SNF**, i flussi dell’aeroporto di Saint Etienne e delle fabbriche dei dintorni, che deturpano ancora di più questa ignobile pianura.

Per la proliferazione dell’azione diretta.

Amore e Anarchia

 

Note di Attaque:
* Nella notte fra il 31 ottobre e il 1 novembre, c’è stato un incendio in una sottostazione di trasmissione e distribuzione elettrica della RTE (l’impresa, i cui azionisti principali sono Électricité de France e lo Stato, gestisce la rete di distribuzione ad alta tensione in Francia) a Saint-Bonnet-les-Oules, vicino a Saint-Etienne.
** SNF France, la cui sede si trova a Andrézieux-Bouthéon, appena all’ovest di Saint-Bonnet-les-Oules, è una grande impresa chimica, produttrice di polimeri. La società si definisce come “specializzata nella chimica dell’acqua” (trattamento e depurazione), ma i suoi prodotti sono utilizzati anche nell’industria estrattiva (petrolio, gas di argille) e in altri settori.

 

Traduzione: La Nemesi

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Imbrattamenti al consolato francese a Zurigo e a una gendarmeria in Alsazia https://attaque.noblogs.org/post/2023/11/06/imbrattamenti-al-consolato-francese-a-zurigo-e-a-una-gendarmeria-in-alsazia/ Mon, 06 Nov 2023 19:50:54 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=52963 Continuer la lecture ]]> Da settimane lo Stato turco attacca il progetto rivoluzionario del Rojava. I militari bombardano le infrastrutture civili per logorare la popolazione.
Attacchi alle basi di Gerila sono in corso anche nel Kurdistan meridionale.
La nuova escalation della guerra di lunga durata è accolta con molta resistenza. La Gerila, l’YPG / YPJ e la popolazione del Rojava stanno opponendo resistenza al fascismo turco.
Lo Stato turco non è l’unica parte in causa nella guerra. L’Occidente sostiene Erdogan, partner della Nato, e anche la Svizzera ha ottime relazioni politiche ed economiche con la Turchia.
Anche la Francia collabora con il regime di Erdogan e spinge per la criminalizzazione del movimento per la libertà dei curdi e degli internazionalisti che si sono uniti alla rivoluzione.

Alla fine di ottobre, 9 compagni internazionalisti [in realtà sono sette, di cui solo uno è andato in Rojava; NdT] saranno processati/e in Francia in un processo antiterrorismo. Sono accusati/e di aver formato un’organizzazione terroristica. Una delle accuse è di aver combattuto per la rivoluzione con i compagni dell’YPG in Rojava.

Cinque dei nove compagni/e sono stati/e tenuti/e in isolamento per mesi nel tentativo, non riuscito, di spezzare la loro resistenza.
Con l’imbrattamento della gendarmeria in Alsazia e del consolato francese, inviamo i nostri saluti ai/alle compagni/e in Francia e in Kurdistan. Le vostre lotte sono le nostre lotte!

La guerra inizia qui! Viva la solidarietà internazionale!

Biji berxwedana Rojava!

 

Traduzione: Il Rovescio

[en français][in english][auf Deutsch]

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Tolosa: Free Gaza https://attaque.noblogs.org/post/2023/10/30/tolosa-free-gaza/ Mon, 30 Oct 2023 19:12:54 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=52850 Continuer la lecture ]]> The chicken is coming home to roost

Nella notte fra giovedì 26 e venerdì 27 ottobre, i vetri del KFC (Kentucky Fried Chicken) del quartiere Sainte Agne, a Tolosa, sono stati attaccati ed è stata lasciata la scritta “Free Gaza”.

Un atto simbolico contro uno dei simboli dell’imperialismo, che distrugge i popoli, poco importa quale sia lo Stato o l’ideologia che l’originano.

Contro il blocco della popolazione a Gaza e i bombardamenti, mostriamo qui il nostro disaccordo con la politica della Francia e della NATO, nella loro perenne corsa agli armamenti.

Sostegno al popolo palestinese e alle manifestazioni di soldiaritetà ovunque nel mondo.

Contro tutti i colonialismi!

 

Nota di traduzione: L’espressione “The chicken is coming home to roost” (in inglese nel testo originale) corrisponde all’italiana “i nodi vengono al pettine”.

 

Traduzione : La Nemesi

[en français]

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Tolosa: Solidarietà con le persone accusate del caso 8/12 https://attaque.noblogs.org/post/2023/10/21/tolosa-solidarieta-con-le-persone-accusate-del-caso-8-12/ Sat, 21 Oct 2023 11:38:35 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=52696 Continuer la lecture ]]> Nuova partita : Anti-France-Eiffage

Con la Coppa del Mondo di rugby alle porte, La Dépêche de Minuit (la Dépêche de Midi è un giornale borghese di Tolosa, NdT) non ha voluto dimenticare i festeggiamenti che si sono svolti fuori dal centro città, pieno di gendarmi. La notte del 9 ottobre, durante la fase di gruppo [phase de poules : gioco di parole con la parola francese « poulets », letteralmente « polli », che indica anche gli sbirri , NdT], ma soprattutto spinte dall’odio per gli sbirri, alcune mani hanno preferito la benzina ai palloncini per bruciare un’auto Eiffage nel quartiere borghese della Côte Pavée.

L’azienda è uno dei pesci grossi dell’industria delle costruzioni e dei lavori pubblici e costruisce autostrade e prigioni. Prigioni come quelle in cui sono state imprigionate le persone arrestate l’8 dicembre 2020, attualmente sotto processo a Parigi. Per tre anni, la macchina antiterrorismo ha cercato di schiacciarli: di fronte alla repressione, sosteniamoli.

Firmato: il XV dell’anti-Francia

 

Traduzione: La Nemesi

[en français][in english]

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Lo Stato vorrebbe ammutolire la propaganda anarchica rivoluzionaria… https://attaque.noblogs.org/post/2023/09/15/lo-stato-vorrebbe-ammutolire-la-propaganda-anarchica-rivoluzionaria/ Fri, 15 Sep 2023 18:11:16 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=52103 Continuer la lecture ]]> reçu mar mail / jeudi 14 septembre 2023

Quattro arresti domiciliari con restrizioni nelle visite, nelle comunicazioni e il braccialetto elettronico, cinque obblighi di dimora con rientro notturno dalle 19:00 alle 07:00 (tra cui uno successivamente aggravato in arresti domiciliari), a fronte di una richiesta di dieci arresti in carcere; perquisizioni domiciliari e nei confronti del Circolo Culturale Anarchico “Gogliardo Fiaschi” e di una tipografia commerciale a Carrara; ingenti sequestri di giornali e pubblicazioni anarchiche e rivoluzionarie… Questo l’esito dell’operazione repressiva Scripta Scelera dell’8 agosto scorso contro il quindicinale anarchico internazionalista “Bezmotivny”. Una “retata chirurgica” contro un giornale che nell’arco di tre anni ha pubblicato analisi e riflessioni volte all’approfondimento critico della realtà sociale, oltre che testi rivendicativi e informativi inerenti azioni di attacco contro strutture e figure dello Stato e del capitale, responsabili di ogni forma di sfruttamento e oppressione sociale.

Dopo la canea mediatica e le roboanti dichiarazioni se permettete abbiamo anche noi qualcosa da dire.

Non ci stupiamo di operazioni come questa. Da quando l’anarchismo è emerso – non a partire dalle dotte astrazioni di qualche filosofo, ma dalle esperienze rivoluzionarie, dalle aspirazioni degli oppressi – i giornali degli anarchici sono stati colpiti. Gli Stati hanno una lunga storia di stragi, torture, assassini, migliaia di anni di carcere contro i rivoluzionari. Noi abbiamo lo slancio del sogno e il rischio dell’azione, la determinazione della volontà e la forza della necessità. E andiamo avanti per la strada intrapresa… Se ne facciano una ragione inquisitori e illustri magistrati, al di là e contro ogni censura e repressione continueremo a gioire ogni qual volta questa realtà sociale autoritaria viene attaccata, incrinata nelle proprie certezze, turbata dal fragore della rivolta.

Di fronte a un presente sempre più tetro – il baratro della guerra globale, la miseria, il disastro ecologico generalizzato, le tecno-scienze, le manovre politico-economiche sempre più repressive sul lavoro, alle frontiere, contro la gioventù – lo Stato necessita di correre ai ripari, cercando di debellare il “nemico interno”: gli sfruttati che non abbassano la testa, quanti non si rassegnano a questo stato di cose, chi continua a coltivare con il pensiero e l’azione la trasformazione rivoluzionaria del presente.

Non ci scoraggiamo! Con la coscienza della solidarietà rivoluzionaria e internazionalista con i proletari e gli sfruttati di tutto il mondo, continueremo a sognare, cercando di porre le basi e di contribuire alla distruzione dello Stato, del capitale, di ogni autorità.

…non ci faremo né zittire né fermare
Perseveriamo nel sostenere la giustezza dell’azione rivoluzionaria, contro ogni Stato e contro tutte le guerre dei padroni!

 

[en français]

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Vicino a Balan: Sabotaggio della petrolchimica nel dipartimento dell’Ain https://attaque.noblogs.org/post/2023/09/03/vicino-a-balan-sabotaggio-della-petrolchimica-nel-dipartimento-dellain/ Sun, 03 Sep 2023 17:55:10 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=51978 Continuer la lecture ]]> SABOTAGGIO DELLA PETROLCHIMICA NELL’AIN

Nome in codice: Operazione sudori freddi

Obiettivo: Paralizzare le fabbriche petrolchimiche di Balan (dipartimento dell’Ain)

Luogo: A sud-est della Dombes, a 3,5 km dalle fabbriche

Finestra d’azione: Luna crescente, ultima settimana di maggio 2023

Metodo impiegato: Segare e poi far cadere un pilone della linea ad alta tensione (63 kv) che alimenta il sito industriale preso di mira.

Rischi previsti: • Pericoli legati a questo tipo di azioni di sabotaggio (consultare il manuale per maggiori dettagli).
• Industrie di categoria “Seveso” (rischio industriale): ogni interruzione dell’elettricità provoca l’arresto automatico degli impianti e attiva l’intervento dei pompieri stazionati sul sito.
• Vicinanza della Gendarmerie e della base militare di Valbonne.

Ulteriori difficoltà: • Azione che dipende da condizioni metereologiche favorevoli (notte luminosa, basso tasso d’umidità, assenza di venti violenti)
• Far cadere il pilone sui cavi della linea parallela (il sito di Balan è alimentato da una doppia linea a 63 Kv)
distanza fra le linee: 16 metri
altezza del pilone: 23 metri

Materiale: Seghe per metallo, lame di ricambio, ariete improvvisato per far cadere il pilone

Svolgimento: Dopo aver effettuato i tagli con le seghe a mano, la squadra ha cominciato la fase delicata e più rumorosa. Sono stati necessari numerosi colpi d’ariete per far cadere il pilone, alla fine. Abbiamo potuto ritirarci dal luogo dell’azione senza impedimenti.

Nota: La gioia febbrile che si è impadronita di noi al momento della caduta del pilone.

Ulteriori commenti: Inquinanti eterni derivati dalla produzione di polimeri. Continenti di plastiche gallegianti sugli oceani, che decimano la vita marina. Territori interi condannati a servire da discariche a cielo aperto. Tumori e malattie provocate dall’inquinamento generato dai processi petrolchimici. Ecco a cosa assomiglia il mondo che deriva dallo sviluppo della petrolchimica e della società industriale globale.

Per la bellezza e lo splendore del vivente, per la natura selvaggia e una vita autonoma e autodeterminata!

 

Traduzione : La Nemesi

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Italia: No, non abbiamo imparato la lezione https://attaque.noblogs.org/post/2023/08/27/italia-no-non-abbiamo-imparato-la-lezione/ Sun, 27 Aug 2023 18:10:11 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=51852 Continuer la lecture ]]> Scenderanno
dai neri boschi,
sotto i venti freddi di tramontana,
mille e poi mille
i baffardelli
per dar fiato alle trombe della rivolta.
Elia Vatteroni

La crisi verso cui si sta dirigendo sempre più speditamente l’organismo statale e capitalista porta con sé un riassestamento, una ridefinizione complessiva dell’involucro democratico dei paesi occidentali. In questo senso, le spinte nazionaliste degli ultimi anni si rendono necessarie dal momento in cui la minaccia della guerra permanente si fa sempre più concreta anche su quei fronti che vantavano quasi ottant’anni di “pace” (ovvero conflitti bellici continuativi ma su altri territori e, naturalmente, guerra di classe contro gli sfruttati senza tregua ovunque nel mondo). Si rende quindi necessario uno Stato più forte, onnipresente, meno dipendente da strutture di coordinamento sovranazionale (si veda in questo senso il ruolo assunto negli ultimi anni dall’Unione Europea), affinché l’aggiornamento iper-tecnologico del capitalismo possa consentire di reggere i contraccolpi.

Il capitale non ha trovato altra strada per reggersi sul proprio sistema fallimentare se non attraverso l’iper-tecnologizzazione di ogni sua struttura e conseguentemente dell’intera realtà sociale. Mentre infonde putrida linfa alla propria catena produttiva si trova esso stesso a essere la causa di ulteriori crisi, ovvero della distruzione del mondo intero attraverso la depredazione delle cosiddette “risorse”, il che significa nei fatti l’accaparramento di ogni angolo di terra, mare e cielo. Non potrebbe funzionare altrimenti. E questa lucida follia devastatrice ha solo un possibile scenario, una direzione univoca: la guerra.

In seguito agli sviluppi della telematica e della linguistica computazionale nel corso della seconda metà del Novecento, è stato lo sviluppo repentino delle “nuove tecnologie”, delle scienze convergenti – con l’ingegnerizzazione, la digitalizzazione, l’apertura al mondo intero della forma-laboratorio nella sua costitutiva necessità di aggredire ogni essere vivente –, a caratterizzare il processo di esclusione delle masse proletarie dalla comprensione stessa dei momenti della catena produttiva. Tale processo ha avuto un suo primo momento culminante durante il ciclo di lotte proletarie che ha caratterizzato lo scontro rivoluzionario a partire dagli anni Sessanta. L’iniziativa rivoluzionaria dell’epoca si sviluppò proprio al principio del suddetto processo di esclusione. È così, grazie alle “nuove tecnologie”, che si è innescata la cosiddetta crisi della globalizzazione, che traendo il proprio sostrato ideologico dai risorgenti nazionalismi, ha condotto larghe fasce di popolazione, nei paesi cosiddetti occidentali, a fronteggiare un approfondimento della propria condizione proletaria o, come accaduto nel caso di determinati settori del ceto medio, ad affrontare un crescente processo di proletarizzazione.

L’arroccamento del capitale nella dinamica appena descritta a grandi linee comporta lo sviluppo di un’offensiva repressiva storicamente determinata nei confronti dei rivoluzionari. Questi signori tremano all’idea che i propri piani scellerati possano spingere a rivolte, per di più a rivolte generalizzate (per quanto concerne i momenti insurrezionali si annoverano molteplici esempi anche solo negli ultimissimi anni), quindi allo sviluppo di forme di conflittualità sociale radicale, prive di strutture di mediazione, che mettano in discussione la loro stessa esistenza su questo pianeta.

La democrazia, di cui si sono enormemente vantati “esportandola” nel mondo a suon di massacri, per come è stata infiocchettata nelle scuole e dai mass-media non è più uno strumento adeguato. Il processo di aggiornamento prevede uno Stato con strutture più solide, armi più potenti e un controllo sociale sempre più pervasivo. La prova generale si è svolta durante gli anni di gestione della pandemia da Covid-19. Ed è andata bene. In tempi di emergenza la tendenza della società nel suo complesso è stata di remissività se non di esplicita necessità che lo Stato ci fosse, che fosse la sola e unica possibile risposta.

Questa ristrutturazione imbastita per puntellare l’edificio statale si è incrementata non tanto per le guerre intra-capitalistiche che i padroni si dichiarano tra loro, quanto per controllare e gestire l’immensità di sfruttati che il capitale stesso, con la propria direzione, sta istigando alla rivolta. In questo contesto di “lavori in corso” verso un futuro prossimo sempre più terrificante, le idee anarchiche rivoluzionarie restano sempre un concreto pericolo perché esse, attestandosi sul versante della vita senza mezze misure, rappresentano l’unico sentiero percorribile verso la liberazione contro il regime di morte organizzata dello Stato e del capitale. In questo nostro tempo di guerra il connubio teorico-pratico dell’anarchismo può essere un potenziale e potente stimolo, esprimendo tutta la propria consistenza in termini rivoluzionari in quanto in grado di porre significativamente l’accento sul disfattismo, la diserzione, l’attacco diretto contro i responsabili.

Le operazioni repressive dirette a colpire le pubblicazioni anarchiche si pongono dunque in quest’ottica. Non si tratta di attacchi contro la “libertà di opinione”. I rivoluzionari non esprimono opinioni, hanno delle idee che trovano linfa nelle pratiche di attacco e viceversa. La libertà di espressione, di stampa, così come quella di movimento, di calpestare le aiuole, non hanno alcun senso: si abusa della parola libertà, sminuzzandola, parcellizzandola affinché sia possibile fingere di elargirla come briciole ai piccioni. Tuttavia la libertà è una e indivisibile. Noi anarchici la contempliamo solo come libertà integrale. Tantomeno queste operazioni repressive sono una novità dei tempi che corrono, una “deriva fascista” della democrazia e via dicendo. In ogni fase in cui gli Stati si sono trovati di fronte al rischio concreto o potenziale di insurrezioni sono corsi ai ripari, colpendo ugualmente sia individui e gruppi sovversivi sia la propaganda rivoluzionaria. Lo Stato ha bisogno che la sua verità resti la sola sul mercato, ogni altra che rappresenti un concreto pericolo alla propria sopravvivenza viene prontamente debellata, da che lo Stato esiste.

Al fine di consolidare il monito repressivo nei confronti del movimento, gli organi dello Stato hanno sviluppato la tendenza ad attribuire la realizzazione di azioni da parte di compagni a un preesistente lavoro “istigatorio” da parte delle pubblicazioni anarchiche. Se questo, da un lato, è dimostrazione della scarsa capacità da parte delle forze repressive di “scovare” chi realizza le azioni (nonostante il capillare controllo messo in campo), dall’altro è pure indice della necessità di colpire le pubblicazioni in quanto tali.

Le recenti operazioni repressive contro le pubblicazioni anarchiche mostrano in tal senso delle analogie con quanto accadeva oltre cento anni fa. Le cosiddette leggi antianarchiche, come le “leggi scellerate” attuate oltralpe alla fine dell’Ottocento, hanno profonde similitudini con i recenti procedimenti, in primo luogo con quelli che hanno riguardato “KNO3”, l’ultima edizione di “Croce Nera Anarchica”, “Vetriolo” e recentemente il quindicinale anarchico internazionalista “Bezmotivny”.

L’operazione repressiva dell’8 agosto 2023, denominata Scripta Scelera, è diretta contro dieci compagni accusati di partecipazione a una associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico (in riferimento alla Federazione Anarchica Informale) e di istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo per la pubblicazione di “Bezmotivny”. Nel contesto delle indagini che hanno condotto a questa operazione il pubblico ministero Manotti, della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova, aveva richiesto in due occasioni (luglio 2022 e marzo 2023) dieci arresti in carcere. La seconda richiesta è sfociata nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari che ha condotto all’operazione dell’8 agosto.

Nell’indagine Scripta Scelera l’equazione poliziesca è grossomodo la seguente, parzialmente ricalcata su quanto già presente nel procedimento Sibilla contro “Vetriolo”: redigi o sostieni un giornale dove vengono pubblicati testi rivendicativi e affermate le ragioni dell’attacco – non episodico, inteso all’interno di un’ottica strategica, rivoluzionaria, internazionalista – contro strutture e figure dello Stato e del capitale? Allora poni in essere la “propaganda istigatrice” che contribuisce a mantenere in vita la FAI-FRI e il giornale sarebbe uno strumento con cui la stessa si mantiene viva. Lo Stato, al fine di “debellare” gli anarchici necessita di “intensificare la lotta contro il loro metodo di propaganda”.

Alfredo Cospito, già condannato per la pubblicazione di “KNO3” e “Croce Nera Anarchica” nel contesto dei processi Shadow a Perugia e Scripta Manent a Torino, nonché recentemente coinvolto nell’indagine Sibilla, nel corso del processo torinese ha esposto chiaramente la natura della partecipazione dei compagni alle pubblicazioni, smontando con l’evidenza della realtà quanto strumentalmente sostenuto dalle forze repressive:

«Oggi mi ritrovo in aula a contrastare la vostra rappresaglia, il vostro meschino tentativo di mettere sul banco degli imputati “Croce Nera Anarchica”, periodico storico del movimento anarchico che con i suoi alti e bassi dagli anni Sessanta svolge il suo ruolo di appoggio ai prigionieri di guerra anarchici.

Nei vostri deliri fascistoidi tentate di far passare “Croce Nera” come organo di stampa della FAI-FRI. Non si erano spinti a tanto neanche nel 1969 in piena campagna anti-anarchica. All’epoca i vostri colleghi, una volta avuta la loro libbra di carne umana con l’uccisione del fondatore della “Crocenera” italiana, Pinelli, si limitarono all’incriminazione di singoli compagni per fatti specifici, sappiamo poi tutti come andò a finire. Oggi che il sangue scarseggia voi non vi limitate alle accuse per azioni specifiche a quattro compagni e vi spingete oltre, fino a criminalizzare una fetta intera di movimento. Tutti coloro che hanno fatto parte della redazione di “Croce Nera”, che hanno scritto su di essa o che anche solo hanno assistito alle sue presentazioni pubbliche, nella vostra ottica inquisitoria fanno tutti parte della FAI-FRI. La mia orgogliosa partecipazione alla redazione di “Croce Nera” e di altri periodici anarchici non fa di questi giornali degli organi di stampa della FAI-FRI. La mia partecipazione è individuale, ogni anarchico è una monade, un’isola a parte, il suo contributo è sempre individuale.

[…] Ficcatevelo bene in testa, la FAI-FRI, senza nulla togliere alla controinformazione, non edita giornali e blog. Non necessita di spettatori o di tifosi o specialisti della controinformazione, non basta guardare a lei con simpatia per diventarne parte, bisogna sporcarsi le mani con le azioni, rischiare la propria vita, metterla in gioco, crederci veramente» (Alfredo Cospito, “Dichiarazione per l’inizio del processo Scripta Manent”, Torino, in videoconferenza dal carcere di Ferrara, 16 novembre 2017).

In questo senso “Bezmotivny” – come accaduto all’ultima edizione di “Croce Nera Anarchica” e a “Vetriolo” – viene ossessivamente definito come clandestino, ricalcando la trita e ritrita tesi del “doppio livello” (uno esplicito, palese, l’altro clandestino, illegale). Sulla base di questo assunto, “dietro” al giornale si celerebbe un’espressione di una specifica organizzazione dedita all’attuazione di quella “propaganda istigatrice” che preoccupa lor signori in quanto espressione di quei “concetti strategici nell’orientamento e nel meccanismo di propaganda istigatoria” che guiderebbero il nostro agire di anarchici. Ora, non abbiamo alcuna necessità di controbattere alle accuse e alle illazioni della polizia: non riconosciamo lo Stato e i suoi apparati come interlocutori, le nostre riflessioni dirette ai compagni e al movimento sono appannaggio del movimento stesso, non materia di giudici. Detto ciò, è chiaro come la realizzazione di azioni da parte di compagni – siano essi gruppi o individui – non sia da ascriversi a quella “propaganda istigatrice” immaginata dalle procure antiterrorismo e dalle agenzie di intelligence. E sarebbe pure demenziale doverlo spiegare. Allo stesso modo, è un fatto che questi giornali – non nostri, ma strumenti per il movimento e per l’approfondimento dello scontro rivoluzionario – siano palesemente non clandestini, apertamente distribuiti nelle iniziative e nei circoli, inviati per posta, talvolta discussi in incontri e dibattiti, ecc. A tale osservazione non deve però seguire un’opportunistica presa di posizione atta a difendersi (in maniera paracula) dall’accusa di pubblicare un giornale clandestino. L’intenzione dichiarata delle forze repressive è quella di dare un monito, di farci rintanare, spingendo spazi e pubblicazioni a una sorta di “clandestinizzazione” forzata. Non ci stiamo. Non deprechiamo la clandestinità, proprio per tale motivo essa resta una possibilità, una scelta, talvolta pure una necessità individuale imposta dalle contingenze, ma non certamente una condizione generata dalla più ampia offensiva repressiva che si sta dispiegando in questi anni contro le minoranze rivoluzionarie.

Per quanto riguarda più strettamente il giornale, il giudice per le indagini preliminari non fa mistero di ritenere necessarie le misure cautelari al fine “di ostacolare sia tutta l’attività prodromica alla realizzazione di ogni numero sia le altre attività correlate”, definendo quindi il procedimento anche in termini preventivi, nel solco di una tendenza che – lungi dall’essere propria di un giudice – è in primo luogo espressione di coordinate e direttive ben più ampie, disposte dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e frutto della più generale tendenza all’annientamento di ogni minoranza rivoluzionaria.

Rimanendo sul piano della continuità storica, lo Stato oltre alla repressione ha sempre avuto anche la necessità di raccontarsi in una chiara ottica di mistificazione della realtà e non è da meno quando si tratta di scrivere la storia di azioni o individui rivoluzionari, sia sui propri mezzi di informazione che nelle carte dei tribunali. È lungimiranza, una scelta ben precisa quella di presentare gli anarchici come “delinquenti comuni” prima e come “mafiosi” poi: ciò ha permesso di reprimere anche la semplice espressione di idee rivoluzionarie senza mettere a repentaglio il paravento della “libertà d’espressione”, così come di far passare il 41 bis come strumento repressivo contro dei rivoluzionari.

Nella stessa ottica, anche l’illogico ribadire che Alfredo Cospito abbia un “ruolo apicale e orientativo” non è una scelta a caso dettata dalla pochezza intellettiva dei grigi uomini di tribunale. Mistificare la realtà ha il duplice fine di poter più facilmente colpire con le leggi democratiche a disposizione, senza fare salti mortali per cambiarle in senso apertamente autoritario, oltre che una chiara volontà di depotenziare l’agire rivoluzionario.

Il tentativo di mistificazione e depotenziamento si spinge così oltre i confini della fantasia tanto che il pubblico ministero, prima di dormire, si racconta la favola dei solerti cavalieri della procura che, a colpi di operazioni repressive, hanno chiuso “Croce Nera Anarchica” e “Vetriolo” e che riusciranno nella prode impresa anche con “Bezmotivny”. Una cosa sfugge a questo imbecille: la morale delle favole è quella in cui i padroni “vissero tutti felici e contenti”, ma la realtà è un’altra. Le citate pubblicazioni anarchiche non hanno affatto chiuso o, se hanno scelto di interrompere il progetto, ciò non è accaduto per la repressione.

Contro ogni racconto mistificante o depotenziante, anche quelli interni al movimento, “Bezmotivny” porta in sé un duplice pericolo per lo Stato: ha una chiara prospettiva rivoluzionaria e sostiene azioni di attacco che altrimenti sarebbero messe a tacere o mistificate. «Nonostante non si possa pretendere che tutti i compagni siano in accordo su metodi e pratiche rivoluzionarie (l’egemonia non ci appartiene!), sarebbe ovviamente più difficile per lo Stato colpirci se difendessimo fortemente e chiaramente le pratiche di cui sono accusati gli anarchici in galera (e anche quelle che continuano ad avvenire) […]. Non solo, negli ultimi anni si è parlato molto di ridare credibilità all’anarchismo. Ebbene, ciò non lo faremmo ovviamente togliendo dignità a un’azione realizzata […]. Quindi perché svalutare il coraggio distruttivo di chi si mette in gioco? Cosa – e per ottenere cosa – si sta dicendo quando si depotenziano i fatti con il linguaggio?» (Luigi, “Depotenziamento della propaganda e dell’azione anarchica”, “Bezmotivny”, anno II, n. 18, 26 settembre 2022).

Assumersi la responsabilità di pubblicare rivendicazioni e notizie di azioni di attacco alle strutture dello Stato e del capitale significa lasciare a chi legge la possibilità di interpretarle senza preconcetti, ma soprattutto ribadire – come si è sempre e pubblicamente fatto sulle pagine del giornale – la giustezza, le ragioni dell’attacco.

Le procure antiterrorismo da tempo stanno forsennatamente cercando di “fermare” gli anarchici. Con le indagini che si sono susseguite negli ultimi anni contro alcuni giornali ci viene sostanzialmente “rimproverato” di essere ciò che siamo. Gli inquirenti hanno proceduto speditamente nelle indagini facendo mirabolanti scoperte: gli anarchici sono anarchici, animano circoli anarchici, pubblicano giornali dove si sostengono le ragioni dell’anarchismo, solidarizzano con gli sfruttati di tutto il mondo, nonché con i loro compagni reclusi. Siamo certi che questi procedimenti continueranno, con nuove richieste di arresto e roboanti dichiarazioni. Tuttavia – se ne facciano una ragione i solerti sostenitori della ragion di Stato – non avremo esitazione nel continuare la pubblicazione dei giornali: vetriolo sull’immacolata coscienza del nemico di sempre, parole per taluni sicuramente senza motivo, a fronte dei mille motivi per cui continuare a lottare. Allo stesso modo, continueremo a batterci per rendere vani i tentativi volti a criminalizzare il principio teorico e pratico della solidarietà: sia quella internazionalista e rivoluzionaria con gli sfruttati di tutto il mondo – contro ogni Stato (a partire, qui da noi, da quello italiano) e contro tutte le guerre dei padroni –, sia quella con i compagni prigionieri.

A proposito della solidarietà con i compagni in carcere, in questa indagine viene posta come aggravante la realizzazione di iniziative nel contesto del movimento di solidarietà internazionale sviluppatosi prima e durante lo sciopero della fame contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo da parte di Alfredo Cospito, nonché la pubblicazione di testi rivendicativi, informativi e di analisi nel corso degli 11 mesi di mobilitazione. Abbiamo sostenuto la mobilitazione e ne rivendichiamo completamente le ragioni e la prospettiva. Assieme alla grande resistenza del compagno, il movimento di solidarietà ha fatto sì che lo Stato non conseguisse il proprio intento di annientamento totale nei confronti di Alfredo, cioè che oltre al 41 bis dovesse essere condannato all’ergastolo ostativo (dato che, fino al pronunciamento della corte costituzionale il 18 aprile, era praticamente certa tale condanna in quanto “strage politica” prevedeva come pena fissa l’ergastolo). Inoltre, la mobilitazione ha posto un serio bastone tra le ruote all’offensiva repressiva contro anarchici e rivoluzionari. Questo movimento di solidarietà internazionale – con la sua connotazione radicalmente rivoluzionaria e pur con tutti i limiti esistenti in seno al movimento anarchico contemporaneo – è stato un forte elemento di perturbazione della pace sociale in questo paese.

Appurato che lo Stato in quanto organizzazione strutturata ha come scopo primario la propria sopravvivenza e che, soprattutto in un periodo di guerra, per fare ciò deve necessariamente debellare qualsiasi “nemico interno”, riteniamo scontate le operazioni repressive contro la propaganda anarchica rivoluzionaria. Le mettiamo in conto nel nostro agire, continuando perciò a perseverare, senza rinnegare sia la giustezza dell’attacco sia la necessità di propagandarlo e propagarlo. Lo Stato, davanti agli atti di rivolta, alle azioni rivoluzionarie, intende dare un monito: o il silenzio o la condanna. Da parte nostra, no, non abbiamo imparato la lezione, né mai la impareremo.

Le ragioni dell’anarchismo non propongono l’accomodamento, la coesistenza, la tregua. Non sono quelle del disappunto verso il nemico di sempre, della sprezzante rassegnazione, del morigerato disinteresse. Sono ragioni interroganti, perché non intendono conservare la vita nell’attesa, bensì mescolare lo slancio del sogno e il rischio dell’azione, la determinazione della volontà e la forza della necessità. Ed è così che nel corso del tempo ci siamo posti alcune ineludibili domande. A queste sono seguite delle risposte spesso difficili, che abbiamo affrontato con la coscienza del cammino intrapreso, consapevoli che la distruzione del vecchio mondo non verrà mai da qualche imperscrutabile determinismo della storia, cieca o sotterranea forza del destino, misera presa di distanza dettata da un ancor più misero intento di auto-conservazione. Ecco perché non circoscriviamo le nostre aspirazioni a qualche “isola felice”, sia essa un luogo specifico o una congrega di intellettuali, ma inseguiamo sempre la realizzazione dell’idea indicibile, desiderando ardentemente la distruzione del mondo di cui siamo prigionieri. Ecco perché non resteremo impassibili, inermi davanti allo spaventoso baratro del presente, ma continueremo sempre a batterci per ciò in cui crediamo. E a chi prudentemente continuerà a sostenere che il gioco non vale la candela, a quanti vorranno generalizzare il proprio smarrimento imponendolo come condizione democraticamente comune a tutti, risponderemo sempre che – a fronte di un nemico che spontaneamente non farà mai alcun passo indietro – è da tempo che abbiamo rinunciato al calcolo. È per questo che ogni avversità, ogni senso di smarrimento, non sono che spauracchi destinati a svanire.

Veronica
Francesco
Carrara, 23 agosto 2023

 

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Vert-le-Petit (Essonne): I cavi stanno sotto i piloni https://attaque.noblogs.org/post/2023/08/27/vert-le-petit-essonne-i-cavi-stanno-sotto-i-piloni/ Sun, 27 Aug 2023 18:05:04 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=51861 Continuer la lecture ]]> A una trentina di kilometri a sud di Parigi, nel dipartimento dell’Essonne, nel comune di Vert-le-Petit, c’è il Centro di ricerche del Bouchet, uno dei poli del nucleare e dell’industria degli armamenti.

È li che, nel 1820, è stata fondata la Polveriera nazionale del Bouchet, ecco perché, durante la Prima guerra mondiale, 5000 operai vi producevano delle enormi quantità di polvere da sparo e di munizioni, per approvigionare il fronte.
Dal 1929 al 1940, senza che questo significhi l’interruzione completa della fabbricazione di munizioni classiche, questa struttura orienta una gran parte della sua attività verso nuove tecnologie, legate all’ipotesi di un conflitto in cui verrebbero utilizzati dei processi chimici, biologici e batteriologici.
Nel 1946, una parte del sito è assegnato al Commissariato per l’Energia Atomica (CEA), che vi installa e vi fa funzionare fino al 1971 la prima fabbrica francese per il trattamento di minerale grezzo, per la raffinazione e la conversione dell’uranio e per il trattamento del combustibile nucleare esausto. Tra l’altro, è lì che il trattamento del combustibile irradiato della prima pila atomica francese, la pila Zoé, ha permesso, nel novembre 1949, di estarre i primi milligrammi di plutonio, tappa essenziale per la fabbricazione della bomba atomica francese.
Negli anni 1950, la produzione di uranio metallico aumenta progressivamente: 51 tonnellate di uranio metallico prodotte nella fabbrica del Bouchet fra l’inizio del 1952 e settembre dello stesso anno, il massimo annuale di 500 tonnellate è raggiunto nel 1956, anno durante il quale viene costruito, a qualche kilometro da lì, il sito del CEA di Bruyères-le-Châtel, per progettare l’arma atomica francese.
Durante gli anni ’60, e fino alla sua chiusura nel 1971, la fabbrica del CEA del Bouchet resta una fabbrica pilota per quanto riguarda lo sviluppo di nuovi procedimenti chimici di trattamento dell’uranio. All’epoca, al Bouchet si producono più di 4000 tonnellate di uranio metallico, specialmente per i reattori di ricerca e per i reattori UNGG (uranio naturale-grafite-gas).
In seguito, sul posto viene installato il centro della Direzione Generale degli Armamenti che si occupa della “difesa e della protezione contro le aggressioni di tipo nucleare, radiologico, biologico e chimico (CBRN)” e che vi inaugura, nel 2013, un laboratorio di tipo P4.

Nelle loro vicinanze si trovano oggi la ditta LIVBAG, la cui attività principale è la fabbricazione di prodotti esplosivi, la società ISOCHEM, specializzata nella chimica di punta, la società STRUCTIL (acquistata da Hexcel nel 2017), specializzata nella produzione di materiali profilati ad alta performance, per i settori aerospaziale, della difesa e per l’industria, e un centro di ricerca e di sviluppo, specializzato nel campo dei materiali energetici, che appartiene all’impresa Ariane Group (gruppo che produce, in particolare, i lanciatori spaziali Ariane 5 e Ariane 6 e i missili balistici M51, che armano i sottomarini nucleari lanciamissili, di cui ogni missile ha una potenza di distruzione equivalente a 1000 volte Hiroshima).

A qualche kilometro da lì, nella notte fra giovedì 25 e venerdì 26 maggio, per cercare di comprometere le loro attività, abbiamo attaccato la rete RTE [società che gestisce la rete di trasmissione dell’energia elettrica ad alta tensione in Francia, come Terna in Italia, ndt], incendiando i tre cavi da 63kV che scendono lungo ciascuno dei due piloni, al bordo della foresta di Saint-Vrain, e che alimentano in parte la rete di distribuzione elettrica di quella zona.

Null’altro che queste parole: “I cavi stanno sotto i piloni”.

 

Jane Birkin e i vermi luccicanti del bosco a fianco

 

Nota: Jane Birkin è stata una cantante e attrice franco-britannica, la cui morte, pochi giorni fa, ha scatenato il solito battage mediatico (ndt).

 

Traduzione : La Nemesi

[en français][in english][auf Deutsch]

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Villepinte: Ivan è uscito di prigione https://attaque.noblogs.org/post/2023/06/23/villepinte-ivan-e-uscito-di-prigione/ Fri, 23 Jun 2023 04:20:53 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=53251 Continuer la lecture ]]> Apprendiamo con gioia della scarcerazione del compagno anarchico Ivan Alocco!

Il compagno era stato arrestato un anno fa, l’11 giugno 2022, dalla Sous-Direction Anti-Terroriste (SDAT) della direzione centrale della polizia francese per un’indagine inerente alcuni attacchi incendiari, avvenuti a Parigi e a Montreuil tra gennaio e giugno dello stesso anno, contro veicoli di Enedis (dipendente da EDF, Électricité de France), della SFR (Société Française du Radiotéléphone), del quotidiano l’“Est Républicain”, di pertinenza di corpi diplomatici e contro un’automobile di lusso. Ricordiamo inoltre che a partire da ottobre Ivan ha intrapreso due lunghi scioperi della fame in solidarietà con Alfredo Cospito (il primo, di 35 giorni, dal 27 ottobre al 1° dicembre e il secondo, di 32 giorni, dal 22 dicembre al 23 gennaio).

Qui di seguito il testo del compagno a proposito della scarcerazione (sussistono ancora una serie di restrizioni cautelari).

Ivan è uscito di prigione (Francia, 12 giugno 2023)

Sono uscito di prigione il 12 giugno.

La GIP ha emesso un’ordinanza di libertà vigilata.
Le restrizioni sono:
— divieto di andare nella regione Île-de-France;
— divieto di uscire dalla Francia metropolitana;
— firme in gendarmeria una volta a settimana;
— devo depositare il passaporto e la carta d’identità alla cancelleria del tribunale.

La decisione della GIP di lasciarmi uscire di prigione, abbastanza sorprendente, visto che ancora recentemente si era opposta ad una richiesta di scarcerazione, è forse dovuta alla sua volontà di “coprire” l’incompetenza della giudice delle libertà. Le mie avvocate hanno infatti presentato un ricorso in cassazione per un vizio di procedura, riguardo all’ultimo rinnovo della detenzione preventiva (l’udienza del 24 gennaio). Se la cassazione avesse accetato tale ricorso, cosa probabile, essa avrebbe confermato che la giudice delle libertà e il suo segretario non sono capaci a leggere…

Per il momento, l’inchiesta rimane aperta.

La settimana scorsa, il 5 giugno, la “squadretta” ELAC della prigione di Villepinte ha perquisito ancora una volta (la sesta in sei mesi) la mia cella. Roba messa sottosopra, uno scaffale autocostruito distrutto e le mie lettere (ricevute) ridotte a un casino (come se l’amministrazione penitenziaria non avesse già avuto tutto il tempo per leggerle e fotocopiarle a volontà). Hanno perquisito quasi solo le mie cose, quasi senza disturbare il mio concellino.
Un secondino si è pure permesso di fare dell’ironia, commentando una scritta sulla porta della cella (“Anarchia – libertà”) con la frase “non contarci”.

Al momento di uscire, la cancelleria della prigione mi ha dato un grosso pacco di posta (delle lettere arrivate a partire da inizio maggio e quelle che io ho scritto nello stesso periodo), che “aspettava”.
C’era pure un pacchetto che è arrivato il 22 luglio 2022 (con dei periodici anarchici e dei libri in italiano) e che la direzione della prigione aveva deciso di non rimettermi…

Una forte ringraziamento a tutte quelle e quelli che mi sono state accanto in questo periodo difficile.
Grazie alla Cassa Antirepressione delle Alpi Occidentali e alla Cassa di Bure per il sostegno finanziario.
Un pensiero per tutti/e i/le compas (e anche tutti gli altri) che restano in prigione.
Morte alla galera, morte allo Stato!
Viva l’Anarchia!

Ivan

per contatti: dufondduplacard[at]riseup.net

 

Traduzione: La Nemesi

[en français][in English][στα ελληνικά][en español]

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Genova: Solidarità rivoluzionaria al prigioniero anarchico Alfredo Cospito https://attaque.noblogs.org/post/2022/06/02/genova-solidarita-rivoluzionaria-al-prigioniero-anarchico-alfredo-cospito/ Thu, 02 Jun 2022 18:30:31 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=50096 Continuer la lecture ]]> reçu par mail / mercredi 1er juin 2022

In questo periodo si fa un gran parlare di guerra e solidarietà. Le immagini dei bombardamenti in Ucraina, a differenza di quelle dei conflitti presenti da anni nelle altre regioni del mondo, vengono trasmesse ininterrottamente su TV, social e giornali in un impeto di tifoseria nazionalista che non fa altro che fomentare l’ottusità della società in cui viviamo facendoci perdere di vista i veri protagonisti di queste terribili vicende. Se si parla di guerre, e di ciò che tragicamente ne deriva, non possiamo evitare di chiamare in causa governi e multinazionali che di guerra campano speculando senza ritegno sulle sofferenze delle popolazioni colpite.

Da anarchici l’unica guerra che sosteniamo e perseveriamo in contrasto alla guerra dei padroni, è la guerra sociale. Esattamente 10 anni fa due nostri compagni, Alfredo e Nicola, non ebbero esitazioni a piantare una pallottola nella gamba dello stregone dell’atomo Roberto Adinolfi,  in quel periodo amministratore delegato di Ansaldo Nucleare.
AVEVANO RAGIONE ALLORA E HANNO RAGIONE TUTTOGGI!
Colpire uno dei tantissimi responsabili che mortificano, vessano e uccidono il vivente, è stata cosa buona e giusta.
Alfredo è ancora prigioniero e da circa un mese trasferito in 41bis e tradotto dal carcere di Terni a quello di Sassari.
Nessun vittimismo, nessuna sorpresa, questo è quello che da sempre fa lo Stato, se non ti uccide prima, contro chi non riesce a domare. Alfredo Cospito anarchico rivoluzionario è uno di questi!

SOLIDARIETA RIVOLUZIONARIA CON ALFREDO!
PER LA GUERRA SOCIALE!
PER L’ANARCHIA!

alcun* anarchic* genovesi

[en français]

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Renneville: Un ripetitore telefonico incendiato https://attaque.noblogs.org/post/2022/02/19/renneville-un-ripetitore-telefonico-incendiato/ Sat, 19 Feb 2022 19:58:45 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=48327 Continuer la lecture ]]> La sera di venerdì 28 gennaio, sulle colline di Renneville [vicino a Tolosa; NdT] un ripetitore telefonico si è immolato col fuoco, in solidarietà con tutte le persone arrestate e sotto inchiesta per la lotta contro la digitalizzazione forzata. L’ultimo arresto, mercoledì 26 gennaio*, per l’inchiesta sull’incendio del traliccio dei Cars, a Limoges, non gli ha lasciato altra scelta, per esprimere la sua rabbia.
Senza rimpianti.

Nota del traduttore : l’11 gennaio 2020, un incendio rivendicato dal “Comité pour l’abolition de la 5G et son monde” [Comitato per l’abolizione del 5G e del suo mondo] ha provocato ingenti danni a un ripetitore radiotelevisivo (1,4 milioni di utenti non avevano più acceso alla televisione digitale terrestre) e a uno di telefonia mobile, nella località di Cars, presso Limoges. Il 15 gennaio 2021, l’antiterrorismo ha effettuato in quella regione un’operazione che ha portato a numerose perquisizioni e all’arresto di sei persone, di cui tre sono state incriminate per “distruzione in banda organizzata” e “associazione a delinquere”. Il 26 gennaio 2022, un’altra persona ancora è stata arrestata (e rilasciata in giornata), a quanto pare nel quadro della stessa inchiesta.

 

[Traduzione: Il Rovescio]

[en français][in English][en Español]

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Montreuil: La fiiibra arriva a casa vostra https://attaque.noblogs.org/post/2022/02/19/montreuil-la-fiiibra-arriva-a-casa-vostra/ Sat, 19 Feb 2022 19:50:36 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=48329 Continuer la lecture ]]> La fiiibra arriva a casa vostra”*… beh, no, non funziona, questa volta siamo arrivati prima noi. Il furgone di SFR, dotato di piattaforma elevatrice, che era parcheggiato in rue Girard, a Montreuil, la notte fra il 21 e il 22 gennaio, non verrà più utilizzato per installare la fibra, né null’altro. Gli abbiamo dato fuoco, quindi non parteciperà più alla digitalizzazione del mondo. Abbiamo voluto mettere un piccolo bastone nelle ruote della macchina che ci sta soffocando. La trasformazione in atto di tutti noi in semplici appendici di una rete di computer, in una società ancor più autoritaria e fondata sullo sfruttamento e la distruzione degli esseri umani e della natura.

Per degli aspetti sempre più numerosi della nostra vita quotidiana, dobbiamo passare attraverso schermi connessi, che si sorvegliano, ci tengono a freno, decidono per noi e alla fine diminuiscono le nostre capacità di gestire da soli le nostre vite.

Ma non sono ancora riusciti a domare il nostro odio.

Rispondiamo col sabotaggio!

Un pensiero per Toby e per gli anarchici che, ovunque nel mondo, pagano con la prigione il loro impegno per la libertà di tutti.

 

* Nota del traduttore : slogan pubblicitario della fibra ottica della compagnia di telefonia SFR.

 

[Traduzione: Il Rovescio]

[en français][en español]

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Limoges: Ricorso notturno contro il Pass vaccinale https://attaque.noblogs.org/post/2022/02/19/limoges-ricorso-notturno-contro-il-pass-vaccinale/ Sat, 19 Feb 2022 19:42:50 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=48312 Continuer la lecture ]]> Ci sono sempre più esperti e manager, mentre gli ospedali muoiono.

L’ARS di Limoges è stata presa di mira la notte del 17 gennaio* perché è lì che vengono decise le priorità in campo sanitario: meno letti, meno personale, un sacco di servizi d’urgenza chiusi ed il vaccino che non puo’ più essere una semplice cura proposta agli utenti.

Quest’azione è contro il Pass vaccinale, non contro il vaccino o il personale sanitario.

Contro la miseria sociale che cresce ed il fascismo che vi mette radice.

 

* Nota del traduttore : verso le 2 del mattino del 18 gannaio, un incendio sul parchaggio dell’ARS (Agence régionale de santé, azienda sanitaria regionale) di Limoges ha distrutto 3 veicoli appartenanti all’ente pubblico ed ha danneggiato un quarto veicolo e la facciata dell’edificio.

Un articolo dei giornali di regime con alcune foto, qui.

[Traduzione: Il Rovescio]

[en français][in English][Ελληνικά]

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Parigi: una piccola scintilla contro Enedis https://attaque.noblogs.org/post/2022/02/19/parigi-una-piccola-scintilla-contro-enedis/ Sat, 19 Feb 2022 19:34:28 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=48319 Continuer la lecture ]]> Nelle prime ore del 22 gennaio, in rue du Général Bizot, a Parigi, abbiamo incendiato un furgone della Enedis, filiale dell’impero nucléare EDF [l’Enel francese – ricordiamo che circa il 70% dell’energia elettrica prodotta in Francia viene dalle centrali nucleari; NdT]

Questa piccola azione può sembrare derisoria, rispetto ad un gruppo industriale talmente grande, ma poco importa, almeno avremo provato a non limitarci a delle chiacchiere, e ad ogni modo questo tipo d’argomenti non fa che spingere alla rassegnazione. Attraverso questo gesto e queste parole, i due sono indissociabili, speriamo anche motivare altre persone a passare all’azione. Quelle e quelli che vogliono agire nel senso dell’emancipazione individuale e collettiva, perché vedono non solo che questa società tecno-industriale corre verso il disastro ecologico, ma anche che le “soluzioni” che ci vengono proposte vanno tutte nella direzione di un maggiore asservimento individuale.

E che le nostre piccole scintille possano infine dare fuoco alla prateria!

Un abbraccio a quelle e quelli che lottano, in particolar modo contro il nuclerare. Un pensiero per le nostre compagne e i nostri compagni in galera, fra di loro Alfredo, anarchico italiano che ha sparato ad un nucleocrate.

Alcuni/e anarchici

 

[Traduzione: Il Rovescio]

[en français][in English][Ελληνικά]

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Tolosa : Un altro ripetitore finisce nella spazzatura https://attaque.noblogs.org/post/2022/01/22/tolosa-un-altro-ripetitore-finisce-nella-spazzatura/ Sat, 22 Jan 2022 19:46:53 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=47785 Continuer la lecture ]]> Nella notte fra l’11 e il 12 gennaio, un ripetitore telefonico 5G è stato sabotato a Tolosa, nel quartiere dei Septs-Deniers.

Durante questa settimana, ci sono stati tre scioperi*, uno dopo l’altro: quello del settore ospedaliero e medico-sociale, quello dei netturbini e quello della scuola.

Nessun settore verrà risparmiato dall’austerità. In questo modo, abbiamo voluto partecipare alla convergenza delle lotte, colpendo là dove il controllo e la new economy convergono: il digitale.

 

Nota del traduttore:

Martedì 11 gennaio c’è stato uno sciopero nazionale del personale ospedaliero, su appello della CGT (la CGIL francese), per chiedere maggiori finanziamenti per la sanità pubblica, migliori condizioni di lavoro e aumenti salariali.

I netturbini di Toulouse Métropole sono in sciopero dal 15 dicembre e occupano tre dei centri di smistamento rifiuti, per protestare contro un peggioramento delle loro condizioni di lavoro, imposto dall’ente locale.

Giovedì 13 c’è stato uno sciopero molto partecipato nelle scuole: i sindacati degli insegnanti protestano contro il protocollo sanitario che dovrebbe permettere di tenere le scuole aperte, ma di fatto rende impossibile l’insegnamento e non garantisce dalla propagazione del virus.

 

[Traduzione: Il Rovescio]

[en français][in English][en español]

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Parigi: Solidarietà con Francisco! https://attaque.noblogs.org/post/2022/01/22/parigi-solidarieta-con-francisco/ Sat, 22 Jan 2022 19:38:16 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=47678 Continuer la lecture ]]> La prigione aleggia permanentemente, come una nube minacciosa, sulla vita di coloro che non vogliono rassegnarsi a questo mondo fatto di autorità e di sfruttamento. Essa schiaccia le vite di tante persone che lo Stato considera inutili o pericolose.

Portiamo nei nostri cuori i nomi, le parole e le azioni dei/le nostri/e compagni/e prigionieri/e in tutto il mondo.

Tra loro c’è Francisco Solar, un anarchico cileno che recentemente si è assunto, con forza e dignità, la responsabilità di aver fatto esplodere alcuni ordigni esplosivi, che hanno mandato in frantumi l’illusione di sicurezza tanto cara ai poliziotti, ai politici e ai ricchi. Affinchè la paura cambi finalmente di campo.

Nonostante la distanza e le mura che ci separano, abbiamo voluto mandargli un messaggio di solidarietà.
Così nella notte tra il 24 e il 25 dicembre abbiamo dato fuoco a un’auto appartenente ai costruttori di carceri Eiffage e a un’altra con targa diplomatica, in rue Courat a Parigi.

Coraggio compagno! Gli anarchici non ti dimenticano!
Un pensiero anche per Toby, compagno imprigionato in Inghilterra.

Fuoco alle prigioni, alle aziende che le costruiscono e al mondo che ne ha bisogno.

La solidarietà è l’attacco.

Alcuni anarchici

 

[Traduzione: Inferno Urbano (leggermente modificata)]

[en français][in English][en español]

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Parigi: Benvenuto a Parigi… sporco borghese! https://attaque.noblogs.org/post/2022/01/22/parigi-benvenuto-a-parigi-sporco-borghese/ Sat, 22 Jan 2022 19:32:45 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=47672 Continuer la lecture ]]> Gironzolavamo nelle strade scure e umide, la sera di Natale, e discutevamo di consumismo, classi sociali, ingiustizie.

Ci dicevamo che la differenza fondamentale, in questo mondo, quella che segna le nostre vite, di tutti/e, è la posizione di ciascuno/a sulla scala della ricchezza e del potere (che spesso vanno insieme). Ci sono dei ricchi e ci sono dei poveri. Poi ci sono pure dei mucchi di altre caratteristiche identitarie più o meno artificiali, scelte più o meno volontariamente, più o meno accettate, più o meno marginalizzate o condannate. Ma in fondo ci sono sempre i ricchi in alto e i poveri in basso. E molto spesso i poveri accettano questo stato di cose come giusto e naturale.

Nelle stradine umide e scure della Butte aux Cailles [quartiere del sud di Parigi; intorno a questa collina (“butte”) si è volta una delle battaglie che hanno segnato la fine della Comune, nel maggio 1871; NdT.] ci dicevamo che anche le città, da sempre, sono state modellate dal potere e dal potere del denaro. Parigi, forse, ancora più di altre città. Questo quartiere ci ricorda gli ultimi giorni di resistenza dei/lle Comunardi/e, il loro tentatio di vivere l’utopia prima di essere schiacciati/e dalla forza dello Stato.

La nostra rabbia avrebbe potuto rimanerne qui, a delle parole. D’altro canto, è spesso il caso. Ci dicevamo giustamente che con delle parole non si cambia nulla.

E abbiamo visto quella macchina di gran lusso parcheggiata lì. Targa straniera, forse dei turisti pieni/e di soldi che si godono il fascino di Parigi per le feste. Quel fascino costruito sul sangue di quelli/e che sono stati schiacciati/e. Quelli/e le cui idee non sono mai state vinte.

Quanto costa una Maserati S04? Questa ostentazione di ricchezza e di riuscita in questa società? Probabilmente quasi il prezzo di quelle gabbie per conigli che ci hanno insegnato a chiamare casa. Ma mentre ce ne andavamo e che le fiamme prendevano, sotto il cofano, ci siamo detti che per questa volta un borghese avrebbe avuto le feste rovinate.

Facciamo in modo che questa città diventi un inferno per i ricchi!

Alcuni pronipoti dei/lle Comunardi/e

[Traduzione: Il Rovescio]

[en français][in English][en español]

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Lione: azione diretta contro l’Azienda Sanitaria https://attaque.noblogs.org/post/2022/01/22/lione-azione-diretta-contro-lazienda-sanitaria/ Sat, 22 Jan 2022 19:22:15 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=47669 Continuer la lecture ]]> Ne abbiamo piene le scatole dello smantellamento dei servizi pubblici.

Sono anni che il personale sanitario si ribella contro la gestione manageriale degli ospedali, la soppressione di letti nei diversi reparti, la mancanza di effettivi…

Per queste ragioni, una notte del weekend del 4-5 dicembre, abbiamo fatto una visita all’Agence Régionale de Santé [Azienda sanitaria regionale; NdT] di Lione, abbiamo scritto “più letti” sulla facciata e abbiamo spaccato i vetri.

La prossima volta veniamo in 200.

Solidarietà con i/le rivoltosi/e di Guadalupa e Martinica.

alcuni/e arrabbiati/e

[Traduzione : Il Rovescio]

[en français][in English]

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Île-de-France: 3 aziende che sfruttano il lavoro dei prigionieri ridecorate https://attaque.noblogs.org/post/2022/01/22/ile-de-france-3-aziende-che-sfruttano-il-lavoro-dei-prigionieri-ridecorate/ Sat, 22 Jan 2022 19:17:09 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=47685 Continuer la lecture ]]> Cosa sono?
Vi si seguono degli ordini, piani pensati da altri o da macchine, non vi si sceglie nè perchè, nè come nè con chi si fa questo o quello. Altri indizi: a volte vi si perde la salute e vi si perde il proprio tempo, per poi avere comunque altrettanti problemi per sopravvivere in un mondo governato dalle relazioni commerciali.
Cosa sono? Il lavoro, naturalmente!
Che sia legalizzato o no, che tu sia un lavoratore autonomo o un’impresa familiare, il lavoro è sfruttamento!

Quante persone cadono nelle grinfie della legge o finiscono in prigione, punite per non aver voluto o potuto sottomettersi alle regole dello sfruttamento stabilite dalla legge? E una volta rinchiuso/a, c’è ancora bisogno di soldi per vivere un po’ più decentemente, e per mangiare qualcosa di diverso dal cibo che ti viene dato.

Lo Stato, e le società che gestiscono le prigioni traggono profitto facendo lavorare i detenuti/e per 2 euro all’ora, per svolgere alcuni compiti necessari al funzionamento della prigione. Lo Stato sa anche che sta costituendo una forza lavoro basata sullo sfruttamento dei/le prigionieri/e, considerati/e come dei/le paria dalla stragrande maggioranza dei suoi sudditi-cittadini. E questo la rende molto interessante agli occhi di qualsiasi imprenditore sociale che voglia pagare salari più bassi (le aziende private dovrebbero pagare il 45% del salario minimo all’ora e il cottimo è molto usato), avere una forza lavoro soggetta al ritmo del suo portafoglio ordini e trovare un modo per far svolgere compiti particolarmente gravosi.
Questo evita delocalizzazioni e fallimenti, dicono gli economisti. È la riabilitazione, dicono le anime belle della sinistra; la prigione deve offrire una seconda possibilità, la possibilità di accettare la propria condizione di sfruttato/a.

Le riforme non servono a nulla, sono lo sfruttamento e la reclusione che vogliamo distruggere. Perché si aprano altri orizzonti!

Come contributo a questo vasto progetto abbiamo visitato 3 aziende tra le centinaia che sfruttano i/le prigionieri/e:

Un negozio della marca Séphora al 27 avenue du Château a Vincennes (Val de Marne). Nella notte tra il 27 e il 28 dicembre, le serrature del locale sono state bloccate, il sistema di apertura automatica della porta d’ingresso parzialmente sabotato e le sue vetrine sono state infrante. Sulla sua facciata abbiamo scritto con la vernice spray “Sephora sfrutta i/le detenuti/e”, “Abbasso il lavoro e la prigione” e “Fuoco alle prigioni”. Sephora è un’azienda del gruppo LVMH, che, come moltissime altre, preferisce non far sapere che i suoi cosmetici sono in parte derivati dal lavoro svolto dai/le detenuti/e.

Altri, invece, se ne vantano. Questo è il caso del marchio di abbigliamento “upcycled” “Les Récupérables” situato all’11 di rue des Gardes a Parigi 18e. Il sito web del marchio e quello dell’ATIGIP (1) mostrano che l’azienda subappalta parte della sua produzione a laboratori gestiti dall’amministrazione carceraria. La sua fondatrice Anais Dautais Warmel ama presentarsi come una “stilista moderna ed eco-responsabile”. Nella notte tra il 26 e il 27 dicembre, sulla vetrina del suo negozio abbiamo scritto “Collaboratrice delle prigioni”, “Sfruttatore” e “Libertà per tutte”.

Altri ne fano un argomento di vendita, esponendo con orgoglio l’etichetta PEP’S (2) sulle vetrine, come il negozio “Pinatas di cartapesta artigianali” situato al 25 di rue des Vinaigriers a Parigi 10e. Elena Farah, la sua creatrice e manager, parla dei molti anni trascorsi a far produrre a cottimo nei laboratori bui delle carceri come la sua “esperienza umana più interessante e arricchente”. Ebbene, la mattina del 20 dicembre ha trovato la vetrina del suo negozio ridotta in frantumi, accompagnata dalla scritta: “La Pinata sfrutta i/le prigionieri/e”.

(1) L’Agence du Travail d’Intérêt Général et de l’Insertion Professionnelle (L’Agenzia per le attività di interesse generale e l’inserimento professionale NdT), che organizza i diversi modi in cui viene svolto il lavoro delle persone sottomesse a obblighi di giustizia: dai laboratori gestiti dall’amministrazione penitenziaria che producono a contratto, alle concessioni (laboratori aperti da imprese private direttamente nelle prigioni), alle offerte di TIG (Travaux d’intérêt général – Attività di interesse generale) che il ministero vorrebbe sviluppare in modo massiccio.

(2) Produits En Prison.s (Prodotti in prigione), un’etichetta creata recentemente “per far conoscere e valorizzare il lavoro svolto nelle carceri”.

 

[Traduzione: Inferno Urbano (un po’ modificata)]

[en français][en español]

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Oulx (Italie) : Claudio libero https://attaque.noblogs.org/post/2022/01/19/oulx-italie-claudio-libero/ Wed, 19 Jan 2022 19:06:15 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=47732 Continuer la lecture ]]> reçu par mail / mardi 18 janvier 2022

Il giorno 17 gennaio scorso abbiamo imbrattato un TGV di scritte e manifesti per la liberta’ di Claudio Lavazza sequestrato nelle carceri francesi. Una scritta ha riguardato anche Emilio Scalzo, anche lui deportato e imprigionato nelle galere francesi.
Solidarieta’ a Claudio ed Emilio.

[en français]

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Genova (Italia) Attacco incendiario https://attaque.noblogs.org/post/2021/12/31/genova-italia-attacco-incendiario/ Fri, 31 Dec 2021 16:50:22 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=47399 Continuer la lecture ]]> reçu par mail / vendredi 31 décembre 2021

Nella notte dell vigilia di natale, stufi del panorama posticcio della città pronta a festeggiare sulla slitta del capitalismo, abbiamo deciso di contribuire alle luminarie accendendo con qualche tanica di benzina un traliccio dell’alta tensione di proprietà di Terna.

Il nostro regalino notturno è andato a buon fine illuminando il cielo grigio con qualche lampo abbagliante e alcuni tonfi sordi.
Non sappiamo ad oggi il reale danno causato ma sappiamo che forse Terna dovrà aggiungere alla sua infinita lista di manutenzione, migliorie e adeguamenti, che si accinge a compiere sui quasi 75000 km di reti italiane, anche il nostro traliccio di natale.
Ovviamente l’auspicio era, rimane e rimarrà quello di spegnere definitivamente il sistema di fornitura energetica, cuore pulsante di questo mondo malato fatto di consumo e opulenza, devastazione, guerre e morte.
Terna si inserisce di diritto in quella lista di colossi della fornitura energetica già citati nel nostro primo comunicato (Eni e Ansaldo nucleare) che raccontano la solita favoletta dell’energia pulita e della svolta ecologica sbandierando « un’azione per il clima » attuando piani di resilienza, ricerca, sviluppo e innovazione.
Non ci facciamo abbagliare dai lustrini di chi invece è chiaramente interessato all’esclusivo guadagno sfrenato a discapito di territori, esseri viventi, aria e acqua, in funzione del mantenimento di un sistema che non guarda in faccia a nulla e nessuno.
Proprio per questo la notte del 24 dicembre abbiamo deciso di agire forti delle nostre idee.
Non sarà la continua campagna anti- anarchica a farci arretrare; ci hanno ghigliottinato, ci hanno fucilato, ci hanno mandato al cofino, reclusi per anni in galera, sottoposti a sorveglianze speciali, sequestro di giornali e siti di controinformazione, ma nonostante ciò da quasi due secoli siamo ancora qui vivi e vegeti più che mai inebriati da una semplice formula: idea e azione.
L’esempio ai giorni nostri lo danno compagni come Francisco Solar, Alfredo Cospito, i 4 compagni bielorussi Igor Olivenich, Sergej Romanov, Dmitry Dubovsky e Dmitry Rezanovich prove concrete di etica anarchica.
Siamo accompagnati dalle parole delle prigioniere e dei prigionieri anarchici, ispirati dalle azioni che compagni e compagne con determinazione e coraggio compiono in giro per il mondo, mettendosi in gioco, tentando e ritentando, con tutti i mezzi a loro disposizione, di inceppare sempre più questa
macchina del dominio e dello sfruttamento che è la società odierna.

SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE A TUTTE E TUTTI I PRIGIONIERI ANARCHICI!
SOLIDARIETA’ AI FRATELLI E ALLE SORELLE IN SCIOPERO DELLA FAME!
SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE SOTTOPOSTE A SORVEGLIANZA SPECIALE!
MANDIAMO UN ABBRACCIO E UN SORRISO DI COMPLICITA’ A CHI E’ UCCEL DI BOSCO!
AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE CHE CI HANNO LASCIATO PREMATURAMENTE,
I VOSTRI NOMI BRILLANO NELLE FIAMME CON CUI ATTACCHIAMO!
PER L’INTERNAZIONALE NERA!

ANARCHICI PER LA DISTRUZIONE DELL’ESISTENTE

 

[en français]

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Tolosa : Un furgone di Tolosa Metropoli bruciato https://attaque.noblogs.org/post/2021/12/29/tolosa-un-furgone-di-tolosa-metropoli-bruciato/ Wed, 29 Dec 2021 19:42:29 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=47268 Continuer la lecture ]]> È stato dato fuoco ad un furgone di Tolosa Metropoli [ente locale che comprende Tolosa e il suo hinterland; NdT.], ma l’incendio si è propagato a due auto, distanti un metro ciascuna, e, a causa della sua ampiezza, ha anche lambito la facciata dell’edificio vicino, che si trovava a due metri.

Nè le altre due macchine, nè l’edificio erano presi di mira (anche se non rimpiangerò la sparizione di due macchine funzionanti a petrolio).

Una volta lanciato, un fuoco non è più controllabile, attenzione alle abitazioni che si trovano vicino agli obiettivi.

 

[Traduzione : Il Rovescio]

[en français][in English][en español]

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Contributo alle giornate anti-carcerarie a Bure https://attaque.noblogs.org/post/2021/12/29/contributo-alle-giornate-anti-carcerarie-a-bure/ Wed, 29 Dec 2021 19:36:56 +0000 https://attaque.noblogs.org/?p=47282 Continuer la lecture ]]> Anarchist Bure Cross / jeudi 12 mars 2020

Nello scritto che seguirà, pur essendo la vostra un iniziativa anticarceraria accennerò solo brevemente alla mia attuale situazione di prigioniero anarchico. Per due motivi il primo perché non voglio perdere l’occasione di dire la mia sulla lotta di “bure”, sapendo che molti di voi partecipano a questa lotta ed io la sento anche mia come tutte le lotte contro il mostro nucleare. L’altro motivo è che voglio sottolineare il fatto che quando uno di noi finisce dentro il modo migliore per resistere è continuare a portare avanti le lotte per cui si è finiti “in catene” e voi mi date questa opportunità. Io non conosco molto la situazione della lotta carceraria li da voi in Francia. Quindi potrei dire sciocchezze, per questo allego un mio contributo ad un incontro anticarcerario che si sta tenendo in questi stessi giorni a Napoli in Italia, forse le cose da noi non sono cosi diverse, e le stesse considerazioni (fatti dovuti distinguo) possono valere anche per voi. Vi ringrazio molto per questa opportunità che mi date.

È un grande onore per me (terrorista anarchico attualmente prigioniero in una cella di un carcere italiano) contribuire con uno scritto (se pur modesto) alla vostra lotta, che sento anche mia. Inizio col presentarmi, 8 anni fà sparai nelle gambe dell’amministratore delegato dell’ansaldo nucleare, progressista e costruttore di centrali nucleari. E bene che si sappia che l’Italia pur non avendo centrali nucleari le esporta con tranquillità in paesi come la Romania, Croazia, Albania… L’obiettivo di quell’azione era quello di rivitalizzare il movimento antinucleare in Italia, dando un’accelerata aggressiva alla lotta contro il sistema tecno-industriale. Con un’ azione “eclatante” volevamo dimostrare che gli anarchici-e potevano colpire nella “carne viva” uno dei maggiori responsabili del rilancio del nucleare nel “nostro” paese. Per una volta non “limitarsi” solo all’azione distruttiva contro le cose, ma andare in un’altra direzione colpendo direttamente i responsabili della distruzione del “nostro” pianeta. Rivendicammo quell’azione con l’acronimo “Nucleo Olga (FAI-FRI)”.

Volevamo rendere evidenti nella loro fattibilità prospettive diverse e stimolare una maggiore apertura alle varie forme e pratiche dell’azione ecologista anarchica. Rifiutare il tabù secondo il quale solo le azioni contro le cose potevano avere una giustificazione. Mettere in discussione l’assurda convinzione dell’inviolabilità assoluta della vita umana, anche di quella di coloro che in nome della scienza del progresso macinano massacri. L’obiettivo fu solo marginalmente raggiunto (anche se fece riflettere molti compagni-e) questo perché la pratica dell’azione “multiforme” non è ancora stata compresa a pieno (almeno qui in Italia) e tanto meno praticata in tutte le sue potenzialità e sopravvivono ancora molti preconcetti. Molti vedono i “pacifici” blocchi stradali agli scontri di piazza, gli attacchi alle persone agli attacchi alle cose, l’uso di sigle persistenti nel tempo per dare continuità (tipo FAI-FRI) alle sigle estemporanee… In pochi si rendono conto che tutte queste pratiche hanno una loro ragione, un loro scopo specifico e non sono necessariamente in contrasto tra di loro. Ed in certe situazioni (come a Bure) se praticate senza preconcetti si completano a vicenda diventando realmente efficaci, devastanti e spiazzanti per il potere. Questo naturalmente se non si grida alla “scomunica” quando qualche azione va oltre, colpendo più a fondo. Sono tutte pratiche che se vanno avanti parallelamente, non contraddicendosi e non scontrandosi tra di loro possono fare la differenza, raggiungono l’obiettivo. La mancanza di una sola di queste pratiche indebolisce la forza di tutte. L’importante è che contengano il rifiuto di ogni contaminazione istituzionale, altrimenti diventa accettazione del sistema, solo palliativi controproducenti. Una lotta specifica su un territorio circoscritto come quella di “Bure” può essere potenziata non solo con azioni nel resto del paese ma andando oltre. Basti pensare a quella sorte di “internazionale nera” che senza bisogno di alcuna organizzazione accentratrice ha dato più volte prova di avere la forza di appoggiare dall’esterno (dai quattro angoli del mondo) le “nostre” lotte.

Non mi stancherò mai di dirlo, a costo di diventare ripetitivo, noi anarchici-e abbiamo un arma fortissima e di un’efficacia straordinaria nella sua semplicità : il “gruppo di affinità”. Compagni-e legati da un affetto e fiducia profondi che decidono di passare all’azione, colpire e tornare a casa sani e saluti, per poi colpire di nuovo. Il “gruppo di affinità” quando si fa “gruppo d’azione” trova il suo senso più forte nell’azione illegale, distruttiva, rischiosa. Questi gruppi non dipendono da assemblee plenarie, sono un altra cosa, non centrano niente con l’organizzazione, vivono di gesti liberatori, distruttivi e possono diventare veramente pericolosi per il sistema. Sopratutto quando non includono il disprezzo o la superiorità nei confronti della gente, delle loro assemblee di lotta. Quando l’azione individuale o di piccoli gruppi non è antagonista alla lotta “popolare” la rafforza, la spinge oltre. L’azione violenta, armata è solo una parte (importante) della vita di un anarchico-a e non c’è niente di contraddittorio a ritrovarsi dopo aver portato a segno un azione a fianco della “gente” in un assemblea per dire la propria, oppure su una barricata o in un blocco stradale, l’unica cosa da evitare a priori è il dialogo con il potere, con le istituzioni. Ma queste mie costatazioni sono inutili, perché proprio dalla Francia negli ultimi anni sono arrivati degli esempi molto chiari su come mettere in pratica “l’informalità” e l’azione diretta diffusa. Le notizie di azioni dalle vostre parti ci arrivano di continuo (anche tra queste quattro mura) dandoci spunti ed alimentando il nostro entusiasmo. Concludo questo mio intervento dicendovi che anche in Italia ci sono depositi sparpagliati di scorie nucleari, negli ultimi anni lo stato ha deciso di raccoglierle tutte in un solo sito. In passato tentativi di bloccare il trasporto di scorie ci sono stati per esempio nella zona della Valsusa, le scorie erano dirette da voi in Francia. Sono convinto che il vostro esempio sarà importante anche per noi. E chiaro a tutti che stiamo parlando di una lotta per la sopravvivenza non soltanto della nostra specie, ma della vita stessa del “nostro” pianeta, la natura giorno dopo giorno rischia di essere “mostrificata”. La scienza e la tecnologia nucleare stravolgono dalle fondamenta il caotico ordine della natura. Non abbiamo molto tempo e se vogliamo realmente cambiare le cose ed invertire questo processo autodistruttivo. Non dobbiamo, e sopratutto non possiamo più porre limiti all’azione, dobbiamo vincere le paure e abbandonare gli scrupoli ed andare avanti spediti.

Alfredo Cospito, Febbraio 2020

 

[en français][in English]

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